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Tassa di soggiorno: incassi record nel 2023

Ben 678milioni di euro dovrebbero entrare nelle casse dei Comuni italiani tramite l’imposta legata alla presenza dei turisti

Secondo una ricerca dell’Osservatorio nazionale di Jfc sulla tassa di soggiorno, nel 2023 gli incassi a livello nazionale dovrebbero raggiungere i 678 milioni di euro, con un aumento del 9,5% rispetto all’anno precedente. Nel 2022 gli incassi erano stati pari a 619 milioni di euro, segnando un boom del 135,4% rispetto al 2021, anno segnato dalla pandemia.

L’imposta di soggiorno verrà pagata dai turisti in 1.011 comuni e in alcune aree provinciali, come Trento e Bolzano. Tra le mete in cui l’imposta verrà introdotta per la prima volta ci sono Bari, Taranto, Caserta, Laveno Mombello, Tarvisio, Chiusaforte, Castiglione Fiorentino, Manduria, Bagnara Calabra e molte altre ancora. A Civitanova Marche, invece, l’imposta verrà riattivata dopo due anni di sospensione, mentre a Forte dei Marmi verrà introdotta per la prima volta con validità per il periodo estivo.

I numeri nel dettaglio

Il Lazio è la regione che incassa di più grazie alla presenza di Roma, con il 22,4% del totale nazionale pari a 138,7 milioni di euro. Seguono il Veneto con oltre 80 milioni di euro (di cui 31,5 della sola Venezia) e il 12,9% di quota italiana, poi la Lombardia e la Toscana con ambedue una quota del 11,7%, pari a circa 73 milioni a testa, con Milano che incassa 48 milioni circa e Firenze 42,5.

Tra le città più visitate d’Italia, le tariffe per l’imposta di soggiorno sono piuttosto omogenee seppur elevate. Ad esempio, a Venezia da quest’anno si pagheranno dai 3 ai 10 euro a persona per l’ingresso giornaliero e fino a 5 euro giornalieri in caso di una permanenza maggiore. Idem per Firenze dove si va dai 2 ai 5 euro, così come Roma dove l’imposta è di 4 euro a notte per le strutture fino a 4 stelle. Sull’asse Milano-Napoli, invece, si parte dai 3 euro a persona a notte del capoluogo lombardo per arrivare ai 2 euro a persona a notte della città partenopea che può raggiungere anche i 5 euro in caso di strutture lusso. Diversa la situazione a Capri dove, la tassa di sbarco, sostituisce quella di soggiorno.

Le ragioni dietro la tassa

Inizialmente, la tassa di soggiorno è stata introdotta solo in alcune città, come Venezia e Firenze, con l’obiettivo di finanziare la manutenzione e il miglioramento delle infrastrutture turistiche. Tuttavia, negli anni successivi, sempre più città hanno adottato questa imposta, spingendo il governo centrale ad intervenire per regolarne l’applicazione e l’utilizzo dei fondi.

Nonostante la tassa di soggiorno abbia lo scopo di finanziare il turismo e le sue infrastrutture, molti operatori del settore si sono espressi in modo critico nei confronti di questa imposta, sostenendo che essa rappresenti un ulteriore costo per i turisti e che potrebbe disincentivare la scelta dell’Italia come meta turistica.

In risposta a queste preoccupazioni, il governo ha cercato di regolamentare l’applicazione della tassa di soggiorno, definendo le modalità di riscossione e l’utilizzo dei fondi. In particolare, è stato stabilito che i ricavi generati dalla tassa devono essere destinati a progetti turistici specifici, come la promozione della cultura e delle tradizioni locali, la tutela dell’ambiente e la valorizzazione delle infrastrutture turistiche.

Nonostante le controversie e le preoccupazioni, la tassa di soggiorno rimane una notevole fonte di finanziamento per il turismo italiano e ha contribuito a migliorare le infrastrutture e i servizi turistici in molte località. Tuttavia, è importante che l’applicazione della tassa sia regolamentata in modo chiaro e trasparente, al fine di garantire che i fondi raccolti siano effettivamente utilizzati per il miglioramento del settore turistico e non per altri scopi.