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Morro d’Alba e Verdicchio di Jesi: ecco i gioielli di Marotti Campi

«Abbiamo prodotto due nuovi vini con caratteristiche e uve del nostro territorio». Bene l’export negli Stati Uniti

Lorenzo Marotti Campi, la sua azienda ha fatto la storia della Lacrima di Morro d’Alba. Al Vinitaly presenterete novità?
«Abbiamo prodotto due nuovi vini con uve di territorio. Siamo una azienda che ha sempre fatto scelte ortodosse, ma ci piace giocare non solo con il nostro vitigno simbolo, ovvero il Lacrima. Così presenteremo un macerato di Verdicchio senza solfiti aggiunti nella vinificazione, cinque mesi in acciaio che chiamiamo “Volo d’autunno“. E poi il Rosato da uve di Montepulciano e Petit denominato “Regina d’inverno“, quest’ultimo in tremila bottiglie»
Un passo indietro: quando nasce la vostra azienda?
«Alla metà dell’800 e nasce come azienda mezzadrile con produzione a grano e a vigneti. Poi nel 1999 mio padre Giovanni ha dato la svolta alla nostra realtà, caratterizzandola fortemente per la qualità. Ora abbiamo settanta ettari. Ma a differenza di Morro d’Alba noi non abbiamo voluto caratterizzarci solo per il Lacrima, pur essendo questo il nostro vino principe».
Come è cambiato negli anni questo vino?
«Un tempo era commercializzato come Novello, tra gennaio e marzo, poi nel 2000 abbiamo cercato di esaltarne l’identità: il “Superiore“ ha un anno di invecchiamento e una veste più robusta. Oggi possiamo dire che il Lacrima è passato da essere un vino novello a un vino longevo, capace di esprimere una varietà di aromi complessa e diversa nelle ultime venti annate, con profumi primari floreali che si evolvono con l’invecchiamento con sensazioni speziate».
E il Verdicchio?
«Siamo vicini al mare e produciamo il Castelli di Jesi Classico che ha un carattere mediterraneo, unendo potenza ad eleganza. Il verdicchio ha una forte personalità»
Qual è la vostra filosofia?
«Vinificare il territorio stando attenti a contenere il residuo zuccherino e anticipando la vendemmia».
Il terreno ha un ruolo fondamentale, quali sono le vostre caratteristiche?
«Abbiamo terreni argillosi, con presenza anche di sabbia. Piuttosto siamo alla prese con il cambiamento climatico, con il caldo e la siccità che ci costringono a mutare i tempi della raccolta, ad anticiparli. Nonostante il clima siamo riusciti ad avere ottime vendemmie».
Quali sono i vostri principali mercati?
«Il principale mercato è quello degli Usa, ma esportiamo anche in mercati come Nuova Zelanda e Australia. Siamo presenti nella ristorazione»
Diamo i numeri.
«Produciamo 300mila bottiglie all’anno, di cui il 40% va all’estero e il 60% resta in Italia. Ma il nostro vino simbolo resta il Lacrima di cui siamo i più grandi produttori, un vino che ha una sua unicità, un suo percorso virtuoso e che occupa un posto credo unico nel panorama enologico per le sue qualità organolettiche»