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Montresor sceglie la strada della sostenibilità

In programma per quest’anno c’è la prima vendemmia integralmente biologica per i terreni in Valpolicella Classica

VERONA

Centotrenta anni dedicati alla produzione di vino, una lunga tradizione enoica che fin dall’inizio del Novecento esportava bottiglie satinate per proteggere il vino dal sole dell’oceano durante le prime spedizioni in Nord America. È il traguardo raggiunto dalle Cantine Giacomo Montresor, nel cuore della Valpolicella, che nel 1892 iniziò l’attività di vinificazione associata ad una Osteria in pieno centro a Verona negli anni Venti con la costruzione, nel 1934, di Cantine Giacomo Montresor in quella che tutt’ora è la sede della cantina. L’azienda raccoglie le proprie uve da 40 ettari vitati, da varietà autoctone come Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara. 

Lo sviluppo commerciale della cantina, prima in Italia e poi all’estero – specialmente Oltreoceano – se adesso è una consuetudine, all’inizio del secolo scorso era una impresa da temerari che portarono ad individuare bottiglie adatte per i lunghi viaggi che, se non ‘protette’ dalla satinatura,  rischiavano di ossidare il vino in quelle lunghissime spedizioni via mare. La bottiglia ’opacizzata’  venne concepita e disegnata dallo stesso Montresor, assicurando così al vino una ottimale conservazione fino a destinazione, accorgimento che gli consentì di conquistare il commercio Oltreoceano.

Oggi i vini Montresor viaggiano in 56 Paesi in tutto il mondo con una data, il 1969, a fare da spartiacque quando la bottiglia satinata sbarcò nel mercato canadese sino a divenirne un’icona. Ma un bel passato ha senso se guarda al futuro: è così che dal 2019 Cantine Montresor ha investito 3,5 milioni di euro in un imponente progetto di ristrutturazione generale che ha visto la realizzazione di un nuovo impianto di imbottigliamento, un nuovo fruttaio per l’appassimento delle uve destinate all’Amarone, una bottaia completamente ristrutturata e una nuova area di cantina.

“Festeggiare il 130° della Cantina è un bellissimo traguardo, ma anche una grande responsabilità – spiega Nicodemo Begalli, direttore di Cantine Giacomo Montresor -. Se da una parte guardiamo con orgoglio quello che è stato fatto, nel contempo siamo chiamati a delineare le strategie future dell’azienda in un contesto mondiale di grande instabilità. Tutti gli investimenti fatti in questi ultimi anni hanno avuto come principale driver quello di rendere la nostra attività più sostenibile, sia in campagna che in cantina: in programma per questo 2022 c’è la prima vendemmia integralmente biologica per i terreni in Valpolicella Classica e il raggiungimento del 50% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili”.

A Vinitaly 2022 poi c’è il lancio di una grande ‘new entry’, risultato di un progetto enologico decennale: la prima bottiglia di Amarone della Valpolicella Docg Riserva 2012. Una scelta nel solco della sostenibilità. “I consumatori, soprattutto nel mercato estero, sono sempre più attenti all’impatto che le loro scelte hanno nei confronti dell’ambiente – spiega Edoardo Montresor, Brand Ambassador dell’azienda –, per questo abbiamo deciso di iniziare questo percorso di sostenibilità a partire dalla nostra bottiglia più importante. Lo scorso anno infatti abbiamo fatto un cambio epocale in Canada: la nostra bottiglia satinata è stata alleggerita per l’equivalente di un terzo del suo peso in vetro”. 

Centotrenta anni tutti dedicati alla produzione di vino

L’azienda vanta una lunga tradizione e fin dall’inizio del Novecento esportava bottiglie satinate per proteggere il vino dal sole dell’oceano durante le prime spedizioni in Nord America. La bottiglia ’opacizzata’ venne concepita dallo stesso Montresor.

L’azienda oggi

I vini Montresor viaggiano in 56 Paesi. Nel 1969 la bottiglia satinata sbarcò nel mercato canadese sino a divenirne un’icona. Nel 2019 l’azienda ha investito 3,5 milioni di euro in un imponente progetto di ristrutturazione generale