La somministrazione del vaccino a una donna israeliana  (Ansa)
La somministrazione del vaccino a una donna israeliana (Ansa)

Tel Aviv, 6 luglio 2021 - In Israele tornano a crescere i contagi da Covid-19. I riflettori sono sempre puntati sulla variante Delta che a seguito della caduta delle restrizioni sta imperversando nel Paese, infettando anche le persone già vaccinate. Gli ultimi dati diffusi dal ministero della Salute israeliani sembrano indicare una perdita di efficacia "significativa", intorno al 30%, del vaccino Pfizer nel prevenire i casi sintomatici di Covid relativi alla mutazione indiana. Un'analisi che conferma però come la vaccinazione continui a evitare in gran parte i ricoveri in ospedale e i casi gravi.

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Pfizer e la variante, il balletto dei dati

Ad allarmare gli esperti sono i nuovi dati sui contagi riportati ieri da Fortune: indicherebbeo che con la variante Delta si è avuta una forte riduzione di efficacia del vaccino Pfizer/BioNTech, quello usato per la campagna vaccinale in Israele. I primi numeri diffusi nel Paese erano confortanti: fra il 2 maggio e il 5 giugno l'efficacia del siero era stata, sul campo, del 94,3 per cento. Ma dal 6 giugno, esattamente cinque giorni dopo la cancellazione delle restrizioni anti Covid, a inizio luglio i dati sembrerebbero prendere una piega differente: nel periodo in esame, l'efficacia di Pfizer è crollata al 64 per cento. Venerdì scorso, il 55 per cento dei nuovi contagi erano persone che avevano già concluso il ciclo vaccinale. Sempre stando alle ultime rilevazione, pare pure ridotta anche anche la protezione contro i casi gravi e il ricovero.

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A rilanciare i dati del ministero della Salute di Tel Aviv anche Yaniv Erlich, scienziato israeliano-americano che su Twitter scrive: "Il ministero della Salute riferisce che l'efficacia di Pfizer per la protezione contro la variante Delta scende al 64% dal 94% contro altri ceppi. Ciò ha importanti implicazioni per l'immunità di gregge e la capacità del virus di evolversi ulteriormente".  

Bassetti: aspettiamo la pubblicazione

Questi dati vanno presi "con le pinze", commenta Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive all'ospedale San Martino di Genova. "Prima di dire che tutto va male aspettiamo di vedere questi dati pubblicati, confermati su un noto campione, perché - ricorda - fino a prova contraria abbiamo dei dati già pubblicati che ci dicono che invece non è così, quindi farei un po' attenzione", aggiunge. "I dati inglesi di pochi giorni fa parlavano di un'efficacia al 90-95%", del vaccino Pfizer contro la variante Delta, dice ancora. "Una rondine non fa primavera, così come un dato - avverte - non può sfiduciare quello che abbiamo detto fino ad oggi rispetto a un'esperienza inglese molto più grande rispetto a quella di Israele".

Bassetti sottolinea comunque di non voler mettere in dubbio i numeri diffusi da Tel Aviv. "Però ci sono due dati che mi pare siano un po' in contrasto l'uno con l'altro". Ma "se così fosse, se questi dati fossero confermati - osserva l'infettivologo - urge evidentemente una presa di posizione su un'eventuale terza dose che copra dalla variante". E conclude: "Certamentenon cambierei niente di quello che abbiamo fatto fino a oggi, anche perché non avrebbe senso. Continuiamo a mantenere le restrizioni al chiuso, continuiamo a vaccinare come abbiamo fatto fino a oggi. Altre cose non se ne possono fare".

Covid in Israele

Nel frattempo, continua inarrestabile l'ascesa dei contagi in Israele. Nelle ultime due settimane, la variante Delta è ritenuta responsabile del 90% dei nuovi casi nello Stato ebraico. Dopo i 269 di domenica, sono più di 500 quelli registrati nelle ultime 24 ore. Si tratta del dato più alto da marzo, come sottolinea il sito di Ynet, spiegando che i medici temono si possano raggiungere i mille casi entro la prossima settimana. Il 50 per cento dei nuovi casi riguarda studenti delle scuole, sottolinea il quotidiano, spiegando che circa 50mila persone sono in quarantena. Sono al momento 33 le persone ricoverate in gravi condizioni. 

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