New York, 8 settembre 2020 - Stop temporaneo alla sperimentazione del vaccino contro il Coronavirus condotta da Astrazeneca. Il gruppo farmaceutico, che lavora sul siero messo a punto dall'università di Oxford in collaborazione con l'Irbm di Pomezia, ferma tutti i test clinici dopo che uno dei partecipanti ha sviluppato una seria potenziale reazione avversa. Lo stop consente ora al colosso svedese-britannico di far esaminare il caso da parte di una commissione indipendente e rivedere i dati sulla sicurezza. Il volontario oggetto della reazione "sospetta" si trova in Gran Bretagna. Sarebbe stata una infiammazione spinale, secondo quanto apprende l'Ansa, la reazione registrata che tuttavia, precisano le stesse fonti, potrebbe non essere collegata al siero inoculato.

"Un caso avverso su 50mila"

Piero di Lorenzo, amministratore delegato dell'istituto di ricerca Irbm di Pomezia, che partecipa allo sviluppo del siero, spiega: "Si è presentato un quadro clinico avverso in uno solo dei 50 mila soggetti volontari su cui il vaccino è stato testato".  E aggiunge: "I test sui vaccini, anche quelli anti Covid, nonostante l'emergenza pandemica, sono severi, rigorosi e affidabili". Prova ne sarebbe la "sospensione volontaria" da parte di Astrazeneca.  Una precauzione "standard", dice ancora di Lorenzo, "prevista  nella sperimentazione di vaccini".

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Astrazeneca

L'interruzione è "un'azione di routine che si adotta durante i test nel caso ci si trovi davanti a una inspiegata" reazione, spiega la società. Serve ad "assicurare l'integrità del processo dei test", precisa Astrazeneca. "Nei test più ampi reazioni possono accadere per caso ma devono essere indipendentemente valutate con attenzione", aggiunge un portavoce del colosso farmaceutico. Non è inconsueta per i test clinici una sospensione. Ma lo sviluppo del vaccino del Coronavirus è uno di quelli più sotto osservazione della storia e qualsiasi segnale che arriva dai test è passato all'esame con la lente di ingrandimento. Anche se il vaccino di AstraZeneca fosse alla fine approvato, questa battuta d'arresto potrebbe tradursi in timori sull'uso. I dati iniziali sui test sono apparsi molto promettenti, con il vaccino in grado di produrre una robusta risposta immunitaria e solo deboli effetti collaterali. 

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Il vaccino

Il vaccino AstraZeneca-Oxford University è visto come un forte contendente tra decine in fase di sviluppo a livello globale. Si sperava che il siero potesse essere uno dei primi ad arrivare sul mercato, dopo il successo dei test di fase 1 e 2. Il suo passaggio ai test di Fase 3 nelle ultime settimane ha coinvolto circa 30.000 partecipanti negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Brasile e in Sud Africa.

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Oms

La sicurezza di un possibile vaccino contro il Covid-19 viene "prima di tutto". Lo ha detto il capo del settore ricerca scientica dell'Oms Soumya Swaminathan dopo l'annuncio di AstraZeneca. "Soltanto perché parliamo di velocità questo non significa che inizieremo a compromettere o fare sconti su quello che normalmente viene valutato - ha spiegato -. Il processo è in corso e deve passare attraverso le regole del gioco. Per i farmaci e i vaccini somministrati alle persone bisogna testare la sicurezza, prima di tutto". L'Oms mette in guardia la popolazione mondiale che il vaccino contro potrebbe non arrivare a tutti prima del 2022. "Non è una formula magica che arriverà a gennaio e risolverà i problemi del mondo", ha sottolineato Swaminathan. "Ci vorrà molto tempo prima di raggiungere l'immunità di gregge, con il 60% o il 70% della popolazione immunizzata, e effettivamente interrompere la trasmissione. Bisognerà aspettare fino al 2022 senza dubbio e fino ad allora le popolazioni devono essere disciplinate".

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Le reazioni

"La battuta di arresto del vaccino AstraZeneca di Oxford è fisiologica e normale, non è uno stop ma una fase di valutazione, non è mai stato sviluppato un vaccino in un anno". A dirlo è Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova a 24Mattino su Radio 24. "Si tratta - sottolinea Crisanti - di processo lungo e complesso, che coinvolge circa 100mila persone, lo sviluppo di un vaccino dura circa 5 anni. Giustificato fare degli sforzi perché si tratta di una misura che dal punto di vista costi ed efficacia è la più conveniente ma ci vuole tempo".

"Non ci dobbiamo preoccupare per quanto accaduto con il vaccino di Astrazeneca, il sistema di controllo funziona e lo fa molto bene", commenta Antonella Viola, immunologa dell'università di Padova, ospite di 'Omnibus' su La7. "L'azienda ha bloccato la sperimentazione per buona pace dei no-vax che dicono che i vaccini non sono sicuri", aggiunge.

Secondo Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano "il vaccino ha bisogno dei suoi tempi. Per cortesia, non facciamo una corsa in avanti dicendo che vaccineremo già a fine anno: è un'utopia scientificamente infondata".