Si chiama «Biopard» e consente di rilevare la presenza di pesticidi negli alimenti, nell’acqua o nel terreno senza dovere ricorrere a lunghe analisi di laboratorio. Il sensore portatile, in grado di dare una risposta attendibile nell’arco di appena quindici minuti, è il prodotto di punta di una start up nata nel 2004 nell’incubatore dell’Università di Firenze, la Ecobioservices and Resarches srl che ha come core business la produzione e commercializzazione di biosensori per il monitoraggio in ambito sanitario, ambientale e agroalimentare ma anche la formazione sulle più aggiornate tecniche di utilizzo di queste tecnologie.

Il kit è stato realizzato con la collaborazione del professor Marco Mascini dell’Università di Firenze: «Si tratta – spiega Francesco Tona fondatore e amministratore della società – di uno strumento intermedio fra il nulla e l’analisi di laboratorio. Proprio per la sua facilità di utilizzo potrebbe essere utilizzato anche a casa e, in effetti, tra le persone che ci chiedono informazioni per l’acquisto ci sono molte mamme preoccupate dall’eventuale presenza di pesticidi negli alimenti che danno ai propri figli.

Sicuramente il kit è stato acquistato da diversi GAS gruppi di acquisto solidale, da ristoratori bio intenzionati a controllare la merce proveniente dai fornitori ma anche da Università e, cosa che non mi sarei aspettato, dall’Istituto zooprofilattico italiano che lo utilizza, fra l’altro, per la rilevazione di sostanze nei bocconi e polpette avvelenate ingerite dai cani. Altri possibili interessati potrebbero essere amministrazioni pubbliche o anche privati per il servizio mense». Il meccanismo, in effetti, è semplice anche per i profani e per chi non ha esperienza di analisi in laboratorio: basta prendere infatti un pezzo di alimento ed inserirlo in una fialetta insieme ad alcuni reagenti, agitare il tutto e poi versare il liquido su una striscia reattiva collegata al rivelatore portatile che fornirà, in pochi minuti, il dato sulla presenza o meno dei pesticidi. Il tutto per un costo, tutto sommato accessibile per una azienda o un ente, di 300 euro cui si aggiungono altri 300 euro per 50 strisce.

Il kit ha ottenuto un buon successo ‘commerciale’ e anche un importante riconoscimento visto che la «Ecobioservices and Researches» è stata una delle quattro piccole e medie imprese italiane che hanno ricevuto il «Premio Innovazione Confindustria AISEM» durante la XX Edizione della Conferenza Nazionale della Associazione Italiana Sensori e Microsistemi (AISEM) organizzata nei mesi scorsi da ENEA, Università di Napoli Federico III e Confindustria Campania.

La sede legale dell’impresa è a Sesto Fiorentino, nella cintura del capoluogo toscano, all’interno del campus che comprende facoltà universitarie scientifiche e i laboratori del Cnr, una seconda sede si trova a Modica in Sicilia. Il cuore pulsante è però il laboratorio congiunto con il Dipartimento «Mario Serio» dell’Università di Firenze «Nanosens» che si trova all’interno del polo dell’ospedale fiorentino di Careggi ed è il luogo in cui vengono sviluppati nuovi progetti e prodotti. Al momento in Ecobioservices operano tre soci, oltre a Francesco Tona anche Serena Laschi e Gianluca Adornetto e ricercatori fra cui Paola Faraoni. I progetti su cui stanno lavorando sono diversi: uno, non arrivato ancora alla fase dell’industrializzazione ma che potrebbe sicuramente avere sviluppi sul mercato e portare alla scoperta anche di possibili truffe nel settore, è legato all’identificazione del vitigno da cui proviene un certo vino. Un secondo progetto, SENSOGM, in fase più avanzata, co-finanziato attraverso fondi europei dal POR FESR regione Toscana 2014-2020, riguarda invece lo sviluppo di sensori biofotonici per la determinazione di Ogm nell’ambiente per la tracciabilità di sementi e piante di interesse per il territorio toscano tra l’altro mais, soia, colza, pomodoro, vite, barbabietola da zucchero: «Si tratta di una idea- sottolinea Tona- in linea con quella del Biopard. Anche in questo caso, infatti, si intende sviluppare un prototipo che dovrebbe avere le caratteristiche di un kit da eseguire direttamente sul campo di prelievo in una iniziale fase di screening della presenza di OGM in contesto ambientale. Le attività condotte fino ad oggi, fra l’altro, ci hanno condotto a realizzare una parte sostanziale degli obiettivi programmati per il progetto».