Londra, 20 dicembre 2020 - Una nuova variante del Covid rischia di far tornare mezzo pianeta in lockdown. L'allarme è partito da Londra, dove ieri il primo ministro Boris Johnson ha spiegato che questa nuova variante del Sars-Cov-2 si trasmette il 70% più velocemente rispetto a quelle conosciute. Cosa ha provocato questa mutazione? Cos'è cambiato esattamente rispetto a qualche giorno fa, e perché questa scoperta ha gettato un'ombra sulla possibilità di uscire il più rapidamente possibile dalla pandemia? Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.

I ceppi del Coronavirus

Non è la prima volta che il virus del Covid muta e non sarà l'ultima. Proprio nei giorni scorsi, uno studio pubblicato da un team internazionale di 28 scienziati guidato da Massimo Ciccozzi, responsabile dell'Unità di Statistica medica ed Epidemiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Campus Bio-Medico di Roma ha rivelato come in Italia da quando è scoppiata la pandemia siano stati ben 13 i ceppi con cui abbiamo avuto a che fare. “Le mutazioni – hanno spiegato gli esperti – pur avendo inciso sul livello di contagiosità, non modificano la patogenicità del virus né quindi la sua capacità di farci ammalare e di uccidere”. In parole povere, ogni variante ha una sua velocità di trasmissione, ma il grado di letalità è simile. Una buona notizia a metà, visto che è proprio la rapidità delle nuove infezioni a potere mettere in crisi un intero sistema sanitario nazionale. I casi nel Regno Unito sono aumentati del 50% in una settimana, oggi si è registrato il nuovo record di contagi nelle 24 ore: quasi 36mila. 

La variante inglese

Al momento si sa davvero poco sulla mutazione del virus scoperta nel Regno Unito. Gli specialisti britannici hanno detto che questo nuovo ceppo è stato già scovato anche in un altro paio di nazioni, ma non hanno detto quali. Poche ore dopo si è scoperto che la mutazione era stata rilevata in Danimarca, Olanda e Australia. Ma il governo britannico, che non a caso ha subito varato un nuovo locdown per Londra e l'area Sud Est del Paese, è molto preoccupato: il 60% delle nuove infezioni nella capitale inglese è stata causata proprio da questa nuova variante. Alcuni studi preliminari affermano che il virus mutato stia velocemente rimpiazzando vecchi ceppi, che erano da tempo in circolazione nel Paese.

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Le origini

Secondo diversi virologi e infettivologi, il ceppo inglese condivide una mutazione con una variante scoperta nei mesi scorsi in Sud Africa e che sta causando una seconda ondata esplosiva nell'emisfero meridionale. L'Oms ha stimato che il ceppo sudafricano sarebbe responsabile tra l'80 e il 90% delle nuove infezioni nel Paese. Gli scienziati sostengono però che quello inglese e quello sudafricano sarebbero due ceppi distinti.

Cosa succede ora

Gli esperti concordano che la nuova variante giustifichi ulteriori e più severe restrizioni, per cercare – assieme alla campagna vaccinale – di eliminare contemporaneamente tutte le mutazioni. “Più virus circolano – ha spiegato Devi Sridhar, direttore del programma di salute pubblica globale all'università di Edinburgo – più è facile che si verifichino ulteriori mutazioni”.

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L'efficacia dei vaccini

Il consulente numero uno del governo inglese, Patrick Vallance, ha assicurato che non ci sono prove che questo nuovo ceppo sia più letale o più resistente ai vaccini, ma ha ammesso che gli scienziati hanno identificato 23 mutazioni nella variante, un numero decisamente alto rispetto al solito. Alcune di queste coinvolgono direttamente la proteina Spike, che il virus utilizza per attaccarsi alle cellule dell'ospite e che possono incidere sul grado di trasmissibilità. Quasi tutti i vaccini che sono stati sviluppati finora, inoltre, sfruttano le caratteristiche della proteina per neutralizzare il Sars-Cov-2. Quindi le mutazioni, ma al momento non sembra il caso del ceppo inglese, potrebbero anche rendere meno efficaci i sieri. “Più che una variante, si tratta di una famiglia di varianti. Tutte le mutazioni riguardano la regione esposta della proteina Spike, cioè le parti riconosciute dagli anticorpi. Sono probabilmente tentativi riusciti del ceppo virale di scappare dagli anticorpi di chi ha sviluppato immunità e – spiega Giorgio Gilestro, neurobiologo e professore associato dell’Imperial College di Londra - sono immuni, ad esempio, alle terapia al plasma”.