Roma, 29 luglio 2021 - La questione della terza dose di vaccino è allo studio del ministero della Salute. Lo conferma il sottosegretario Pierpaolo Sileri che in un intervento di stamattina alla radio, parlando della durata del vaccino, ha lanciato un allarme: "Una quota della popolazione può avere una riduzione degli anticorpi dopo 6 mesi, significa che in quelle persone bisognerà fare un richiamo. È possibile - ha aggiunto - che ogni anno si debba fare un richiamo come per l'influenza''. Il sottosegretario alla Salute ha inoltre detto alle agenzie di stampa di aver "scritto più volte alla Direzione generale della prevenzione del ministero della Salute, sollecitando un provvedimento che preveda la terza dose per coloro che hanno problemi immunologici e coloro che presentano gravi fragilità". Sileri ha aggiunto di aver "inoltre sollecitato affinché venga predisposto un atto analogo per tutti coloro che hanno fatto il vaccino ad inizio della campagna vaccinale, come ad esempio gli operatori sanitari".

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Gli esperti

"Per la stragrande maggioranza delle persone ad oggi non è prevista la terza dose, potrebbe essere necessaria solo in caso di calo della memoria immunologica o in presenza di una variante da cui non dovesse coprire il vaccino". Lo ha detto Sergio Abrignani docente di Immunologia all'Università Statale di Milano e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts) ospite stamattina di una trasmissione Rai. "Solo per soggetti fragili o immunodepressi - spiega Abrignani - per persone che hanno gravi problemi di salute e che hanno risposto relativamente male alle due dosi di vaccino, una terza dose potrebbe aiutare a migliorare la risposta immunitaria, come dimostrato nel caso di altri vaccini. Questa è una possibilità che si sta valutando in tutto il mondo".

Una valutazione sulla terza dose l'ha espressa oggi anche Francesco Le Foche, immunologo del Policlinico Umberto I di Roma: "Verosimilmente - ha detto in un'intervista - ci sarà bisogno di una terza dose di vaccino per le persone che assumono farmaci immunosoppressivi, per i trapiantati e per persone con patologie particolari (come malattie autoimmuni o patologie infiammatorie croniche) in cui la risposta al vaccino può essere ridotta" ma, ha aggiunto Le Foche, "se vaccineremo almeno l'80-85 per cento della popolazione, possiamo pensare di ritornare a una quasi normalità".

 Sulla terza dose si era espresso anche Gianni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, rispondendo alle domande durante la conferenza stampa del 9 luglio sull'analisi dei dati del monitoraggio regionale Covid-19 della cabina di regia. "Probabilmente un richiamo vaccinale" ulteriore contro Covid-19 "sarà nelle cose, anche se non sappiamo ancora quando, come e per chi", aveva evidenziato.

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Ema, Oms e Commissione europea

La decisione sulla somministrazione della terza dose dei vaccini che attualmente ne prevedono due è complessa. L'Ema si è già espressa sul tema sottolineando che al momento "è troppo presto per confermare se e quando ci sarà bisogno di una dose di richiamo, perché non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne vaccinali". Anche l'Oms ha frenato: "Pensiamo ai paesi poveri", che non hanno ancora fatto le prime dosi o non dispongono addirittura di vaccini. Le aziende come Pfizer e Moderna invece hanno già annunciato i dati di efficacia di una terza dose con i loro vaccini. C'è poi chi è già partito come Israele, dove si stanno richiamando per la terza dose i cittadini immunodepressi.

"Siamo perfettamente al corrente che ci potrebbe essere bisogno un nuovo richiamo e per questo abbiamo concluso un nuovo contratto con Pfizer/BioNTech per prenotare 1,8 miliardi di dosi con l'obiettivo di avere i vaccini pronti" qualora la terza dose "dovesse rivelarsi necessaria" o "per vaccinare altri gruppi, come i giovani". Lo ha detto il portavoce della Commissione europea, Stefan de Keersmaecker, nella conferenza stampa quotidiana. "Abbiamo anche esercitato l'opzione per ulteriori 150 milioni di dosi con Moderna per la stessa ragione", ha aggiunto il portavoce. In ogni caso, ha concluso, qualunque decisione sulla terza dose "verrà presa sulla base dell'evidenza scientifica".

Lo studio di Pfizer 

Una terza dose del vaccino anti-Covid di Pfizer/BioNTech induce "titoli di anticorpi neutralizzanti contro la variante Delta" di Sars-CoV-2 "che sono più di 5 volte superiori nelle persone più giovani e oltre 11 volte maggiori nelle persone anziane, rispetto a 2 dosi". Lo sottolinea Pfizer, nell'annunciare i dati finanziari relativi al secondo trimestre 2021. Il gruppo Usa e il suo partner tedesco prevedono di "pubblicare dati più definitivi sull'analisi" degli studi in corso sulla cosiddetta dose 'booster', che andrebbe somministrata dopo almeno 6 mesi dal termine del primo ciclo vaccinale. "Tutti i dati - assicurano - saranno condivisi con" le agenzie regolatorie americana ed europea "Fda ed Ema, e altre autorità regolatorie nelle prossime settimane".

Secondo uno studio pubblicato in preprint da Pfizer, e non ancora sottoposto a peer-review, il vaccino del colosso farmaceutico Usa e della tedesca Biontech perde efficacia nel giro di sei mesi: scende dal 96% all'84% secondo i dati pubblicati in preprint. Inoltre secondo uno studio di Pfizer in corso su più di 44.000 persone, l'efficacia del vaccino nel prevenire qualsiasi infezione da Covid-19 che causa anche sintomi minori è sembrato diminuire di una media del 6% ogni due mesi dopo la somministrazione. Lo studio di Pfizer, che ha arruolato volontari in Europa e nelle Americhe, non valuta se il vaccino sia meno efficace contro la variante Delta. Il capo della ricerca e sviluppo dell'azienda farmaceutica ha detto che si aspetta che la terza dose sia "un po' più duratura" della seconda dose

Rispetto agli altri vaccini, quello di Moderna è efficace al 90% contro il Covid-19 sintomatico e al 95% contro la malattia grave dopo sei mesi, ha detto la società in aprile, mentre Johnson & Johnson non ha rivelato i dati di efficacia a sei mesi, riferisce il sito americano specializzato in salute Stat News.

Israele decide oggi

La commissione di esperti del ministero della Salute israeliano ha approvato la somministrazione di una terza dose di vaccino anti-coronavirus per gli anziani. La decisione è stata approvata a maggioranza assoluta ma in mancanza di un accordo sull'età di partenza, 60 o 70 anni, secondo il Times of Israel. Secondo lo stesso giornale, la commissione presenterà oggi il suo rapporto al premier Naftali Bennett che dovrebbe successivamente annunciare il suo appoggio all'iniziativa. Secondo l'alticipazione del giornale, Bennett approverebbe l'adozione della misura per gli ultrasessantenni.