Spostamenti: la stazione di Roma Termini (ImagoE)
Spostamenti: la stazione di Roma Termini (ImagoE)

Roma, 13 aprile 2021 – Ma  quando e se torneremo gialli, saranno consentiti gli spostamenti tra regioni? Oggi nessuno se la sente di rispondere alla domanda, rischiosa come un’immersione sul relitto del Titanic. Anche se la politica nelle ultime ore ha dato segnali. I ministri del Turismo Garavaglia in quota Lega per primo e poi la collega di FI Mariastella Gelmini (Affari regionali) hanno indicato il  20 aprile come possibile inizio di parziali riaperture delle attività. Quindi, si potrebbe desumere, anche degli spostamenti. Ma qui il ragionamento si ferma. Perché l’ala rigorista è pronta a scommettere che per tutto aprile saremo nella condizione di oggi, troppo rischioso. Il discorso slitterebbe così a maggio 2021.

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La carica dei sindaci

Però i territori fremono. Il sindaco di Castelvetro Piacentino Luca Quintavalla s’è messo avanti e ieri è tornato alla carica proprio con la Gelmini. Aveva già scritto al suo predecessore Boccia. Ieri ha ripetuto la  stessa richiesta anche a nome di oltre 70 colleghi "di comuni confinanti tra Lombardia Emilia-Romagna Veneto e Liguria”. “Auspicando che si possa prima possibile tornare ad una parziale normalità e alle cosiddette zone gialle grazie al miglioramento della situazione epidemiologica e all’entrata a regime  della campagna vaccinale – è la premessa – siamo a richiedere che nei prossimi provvedimenti venga eliminato il divieto di spostamento tra regioni in zona gialla. O quanto meno che tale divieto non venga mantenuto tra comuni o province confinanti. Diversamente, si determinerebbero conseguenze irreversibili per le nostre attività commerciali e si accentuerebbero pericolose tensioni sociali”.

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Il calcolo matematico

Ma il fisico Roberto Battiston è per la linea prudente. Mette in guardia: “Guardiamo che cosa è successo in Sardegna, che è passata da bianca a rossa. Perché hanno riaperto proprio mentre la variante inglese si stava propagando. Quindi la percezione del rischio non s’intuisce o si dibatte a parole, ma è legata ai meccanismi della propagazione del virus. Riportiamo il ragionamento della Sardegna a livello nazionale. L’Rt ora è sotto 0,9. C’è stato un miglioramento importante. L’ingresso delle regioni nelle zone rosse è cominciato a metà marzo. Ma quando saranno passati otto-nove giorni dall'ultima riapertura delle scuole, fenomeno di massa, è ragionevole pensare che vedremo l’Rt ripartire. Di questo dovremo preoccuparci. Dobbiamo chiederci: le scuole, quanto pesano? Più o meno del margine che mi sono costruito in un mese di rosso? La risposta è che dobbiamo andare a guardare. Non abbiamo alternative. E dobbiamo prendere le decisioni appena è possibile vedere il segno di ciò che sta accadendo. In passato abbiamo visto l’Rt risalire a 1, a 1,15. E solo quando è arrivato a 1,20 il ministro ha firmato il passaggio alla regione rossa. Ma il virus lavora giorno e notte”.

Invece la soglia del 2 giugno, per immaginare un’Italia libera dal lockdown, è realistica? “È tutto legato a quanti saranno i vaccinati. Siamo in ritardo, è vero, ma c’è uno sforzo enorme in quella direzione”. Sullo sfondo, un paese diventato esempio. “Israele ha raggiungo il 50-55% delle vaccinazioni - rammenta Battiston - ed è tornato in sostanza alla normalità. Questo vuol dire anche che il virus non  sta ripartendo. L’immunità di gregge si accumula nel tempo, non è che ci svegliamo un giorno e il virus non c’è più. Già oggi tra i vaccinati con una o due dosi e chi si è ammalato ed è guarito, è facile pensare che siamo arrivati al 25% degli italiani immuni”.

Quindi la spinta della vaccinazione può tenere a bada l’Rt, garantendo anche  l’apertura anche delle attività, non solo delle scuole? Perplesso: “Intanto misuriamo cosa succede giorno per giorno. E poi non si può investire lo stesso soldo in tre cose diverse. Se riapriamo le scuole non è che poi possiamo fare la stessa cosa con il turismo e le regioni. Altrimenti non ci stiamo più. Avventato dichiarare che tra una settimana o due saremo liberi tutti. Non sappiamo cosa accadrà”. 

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Gli operatori: "Vaccinate il comparto turistico"

Ivana Jelinic, presidente Fiavet, ammette: "Non abbiamo avuto comunicazioni formali sulla data delle riaperture. Noi siamo rimasti fermi al 2 giugno, come possibile ripartenza. Il 20 aprile? Sarebbe una cosa bellissima ma tra il dire e il fare... Leggendo i dati non mi pare che potremo permettercelo.  Già due mesi fa avevamo richiesto di vaccinare tutto il comparto del turismo. Solo con una campagna mirata ed estesa a livello nazionale si può ripartire in sicurezza. E soprattutto devono essere garantite forme di sostegno. Abbiamo duemila associati, agenzie e tour operator. Il turismo ha la necessità di poter programmare. Cosa impossibile oggi. Non avendo date certe e indicazioni chiare, come faccio?".

E sulle vacanze di Pasqua - era vietato spostarsi in Italia ma erano consentiti i viaggi all'estero - va controcorrente: "Dare la possibilità agli italiani di andare in Spagna equivale a concedere la possibilità agli spagnoli di venire in Italia. Il settore ripartirà appieno quando potremo ospitare i turisti e insieme lasciare che le persone vadano altrove". I segnali di oggi non sono così confortanti. Nelle ultime settimane, ad esempio,  sta emergendo il fenomeno delle prenotazioni volanti. "Si scelgono piattaforme e soluzioni che concedono la cancellazione gratuita - fa sapere la presidente -. Quindi oggi mi annoio e faccio una prenotazione a Riccione. Qualche giorno dopo la cancello e prenoto a Napoli. Tanto non ho vincoli. Non prendo un impegno, non verso una caparra...".