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21 giu 2022

Siccità in Italia, 35 dighe mai completate: ambientalisti, burocrazia e sprechi

Gli invasi iniziati e non finiti sono costati già 600 milioni. Il caso delle lontre da proteggere nel Reggiano

21 giu 2022
achille perego
Cronaca
Il torrente Bisagno in secca in larga parte del suo percorso a causa della siccit�, Genova, 20 giugno 2022.  ANSA / Luca Zennaro
Il torrente Bisagno in secca in larga parte del suo percorso a causa della siccità (Ansa)
Il torrente Bisagno in secca in larga parte del suo percorso a causa della siccit�, Genova, 20 giugno 2022.  ANSA / Luca Zennaro
Il torrente Bisagno in secca in larga parte del suo percorso a causa della siccità (Ansa)

È successo con lo stop alle trivelle per estrarre il gas e alle pale eoliche per produrre energia con il vento. Ma decenni di giungla burocratica uniti alle battaglie ambientaliste e alle proteste di chi approverebbe anche tutto (dalle dighe agli inceneritori) basta che non vengano costruiti vicino alla propria casa, hanno fermato anche l’acqua. O meglio la costruzione di invasi di cui avremmo bisogno come il pane. Soprattutto adesso con siccità e cambiamenti climatici che ci hanno fatto capire, ricorda Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, quanto sia importante avere riserve d’acqua soprattutto per irrigare i campi e far funzionare le aziende che, rispettivamente, utilizzano il 47 e il 28% delle risorse idriche. Risorse, avverte Stefano Mariani, ricercatore Ispra, in costante riduzione. E anche se fossimo virtuosi e mettessimo in atto l’agenda per salvare il Paese dall’effetto serra, nel 2100 la quantità si ridurrà del 10%. E del 40% in caso contrario. Quando pioverà? Previsioni meteo: temporali nel weekend, ma poco utili (e forse dannosi) Siccità, nel Po "situazione di severità alta". A rischio produzione agricola Se, aggiunge Mariani, la prima cosa da fare sarebbe disporre di un Osservatorio pubblico-privato per conoscere con precisione quali sono le nostre risorse e quante ne utilizziamo, rimane il problema di un’Italia a rischio-acqua. E quello di dighe e invasi, sottolinea Maurizio Righetti, docente di costruzioni idrauliche all’Università di Bolzano, "non si può risolvere dalla sera alla mattina e, come sempre in Italia, quando scoppia un’emergenza". Quello della diga di Enza nel Reggiano, i cui lavori sono stati fermati nel 1988 per l’allarme lontre, è solo la punta di un iceberg. Dal censimento realizzato in vista del Pnrr dall’Anbi, l’Associazione dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue, ricorda il presidente Francesco Vincenzi, era emerso che in ...

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