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20 giu 2022

Siccità, nel Po "situazione di severità alta". A rischio produzione agricola

Si discute sul possibile utilizzo dell'acqua dei laghi per riempire il fiume

20 giu 2022

Roma, 20 giugno 2022 - La grande siccità del Po, con un livello inferiore a quello di Ferragosto l'anno scorso, fa tremare il settore agricolo. E' minacciato oltre il 30% della produzione nazionale secondo l'ultimo monitoraggio della Coldiretti. Un'emergenza nazionale che, sottolinea l'associazione, si prefigura addirittura peggiore di quella del 2003. In questo periodo instabile segnato dalla guerra in Ucraina sarebbe particolarmente importante garantire la piena produzione, ma per ora la fine della crisi sembra ancora lontana. E' in arrivo la prossima ondata di caldo, con temperature previste fino a 43 gradi. 

Fiume in secca a causa della siccità (Ansa/Luca Zennaro)
Fiume in secca a causa della siccità (Ansa/Luca Zennaro)

Situazione di severità alta, possibili razionamenti

"Siamo arrivati a una situazione di severità alta. Probabilmente siamo in una condizione in cui le misure messe in campo non sono più sufficienti, bisognerà vedere se è il caso di dichiarare lo stato di emergenza vero e proprio. Perché si avvicina lo scenario più temuto, quello in cui tutti gli usi non possano essere soddisfatti, e bisogna quindi capire quale sarà la migliore situazione per contenere i danni". Lo dice Stefano Mariani, Primo tecnologo dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). "Secondo i dati Istat, in generale in Italia l'uso delle risorse idriche è per il 47% per scopi irrigui, per il 28% civili, per il 18% industriale, per il 4% legato alla produzione di energia e 4% per la zootecnia. La priorità in caso di estrema siccità - continua Mariani - è l'uso civile, ci potranno essere razionamenti della risorsa idrica, ma il danno maggiore può interessare il comparto agricolo". Secondo uno studio Ispra, in generale in Italia si registra un trend di decrescita che ha portato il 19% in meno di disponibilità idrica nell'ultimo trentennio rispetto al trentennio 1921-1950. La situazione attuale, però, è causa "di precipitazioni ben al di sotto delle medie, fenomeno che caratterizza alcune aree già dalla fine dello scorso anno". Ora sarà difficile, secondo Mariani, contenere le conseguenze della siccità se non "impegnandosi nella riduzione dei gas serra per evitare che il fenomeno continui a manifestarsi in futuro" a causa dell'emergenza climatica in atto.

L'esperto: "Per il Po attingere dai laghi alpini"

La situazione di carenza idrica riguarda anche i grandi laghi del Nord con il Maggiore che ha appena il 19,5% di riempimento dell'invaso e in quello di Como va ancora peggio con il 17,6%. Tuttavia, è emersa come possibile soluzione usare l'acqua dei laghi per riempire il Po. Il docente di Costruzione idrauliche del Politecnico di Milano, Renzo Rosso, scarterebbe l'idea di usare l'acqua del Garda, "perché servirebbe una quantità di energia enorme", non si sa "se il gioco vale la candela". L'esperto guarderebbe prima al lago Maggiore, a quello di Como o al Lago d'Iseo: "Caso mai si può utilizzare l'acqua dei laghi alpini sperando che si riempiano di nuovo, anche se ci sarebbero tempi di esecuzione non banali e costi elevati". Rappresenta un ulteriore problema l'assenza di neve: "Il bacino padano, che in genere ha una piovosità annuale elevata, si trova in difficoltà. Sciogliendosi, la neve avrebbe portato molta acqua" a valle. In alternativa, ci sarebbero pure "molte falde ancora ricche", anche se alcune "hanno una qualità dell'acqua non particolarmente buona". Per usarla per scopi agricoli sarebbe necessario controllare prima che "non sia troppo inquinata". 

Adesso, per Rosso è arrivato il momento di "emancipare l'agricoltura, che nel mondo vale l'80% dell'acqua consumata". Magari ragionando anche sui sistemi di irrigazione: "Se ne usi uno a immersione - ha continuato - consumi 100 litri. Se usi uno sprinkler ne usi 10 di litri, mentre con un sistema a goccia ne consumi uno solo". Ad ogni modo la situazione "rimane complicata", con il problema che "è mondiale. È più che evidente che bisogna prepararsi - ha concluso con una punta d'ironia - se no non lamentiamoci del caldo, visto che sarà una delle estati più fresche dei prossimi 50 anni".

 

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