La Toscana non aspetterà il pronunciamento del Tar in merito alla sospensiva del ricorso presentato da circa 1.200 professionisti sanitari (in larga parte infermieri e Oss più che medici), fissato per il 6 settembre. Già la prossima settimana, infatti, saranno notificati i primi atti di accertamento all’inadempimento dell’obbligo vaccinale. Sono circa 7.000 in Toscana i sanitari che non hanno ancora risposto all’obbligo vaccinale imposto dalla legge nazionale e valido fino al 31 dicembre 2021, e che non hanno dato esito al primo sollecito inviato dai dipartimenti di Prevenzione delle aziende sanitarie. È in corso il secondo e ultimo appello: le...

La Toscana non aspetterà il pronunciamento del Tar in merito alla sospensiva del ricorso presentato da circa 1.200 professionisti sanitari (in larga parte infermieri e Oss più che medici), fissato per il 6 settembre. Già la prossima settimana, infatti, saranno notificati i primi atti di accertamento all’inadempimento dell’obbligo vaccinale. Sono circa 7.000 in Toscana i sanitari che non hanno ancora risposto all’obbligo vaccinale imposto dalla legge nazionale e valido fino al 31 dicembre 2021, e che non hanno dato esito al primo sollecito inviato dai dipartimenti di Prevenzione delle aziende sanitarie. È in corso il secondo e ultimo appello: le lettere per posta certificata (agli iscritti ai vari ordini professionali) e le raccomandate (per i lavoratori del settore sanitario che non hanno un ordine) sono state inviate. E il tempo per regolarizzare la posizione per molti scaduto.

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Dopo la riunione di ieri all’assessorato alla sanità della Regione Toscana oggi è previsto l’ultimo incontro con i sindacati. L’atto di accertamento sarà inviato dai dipartimenti di Prevenzione delle Asl al termine dei tempi previsti dall’iter di legge, alcuni ormai giunti a conclusione.

La Cgil fa presente il problema della carenza di personale: "Non ci è ancora chiaro quali profili professionali siano maggiormente coinvolti, non abbiamo le liste per questione di privacy – spiega il delegato Cgil nella Rsu dell’Asl Toscana centro Simone Baldacci –. Ma se venissero sospesi infermieri da un giorno all’altro, come molte regioni hanno già fatto, si rischierebbe la chiusura di tanti servizi. La sospensione è giusta ma dev’essere accompagnata con le dovute assunzioni a sostituzione".

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La questione è molto delicata: detto che purtroppo anche i vaccinati possono infettarsi e trasmettere il virus e che a Pistoia un’infermiera non vaccinata ha infettato 5 malati, in presenza di una legge che obbliga i sanitari a immunizzarsi, cosa succederebbe se per un paziente la malattia dovesse avere esito fatale? Chi ne pagherebbe le inevitabili conseguenze, il datore di lavoro che non ha sospeso o spostato ad altre mansioni il professionista non vaccinato e chi altri? "Proprio per evitare di arrivare a conseguenze estreme è fondamentale intervenire subito nel rispetto della legge", spiega l’assessore regionale alla sanità Simone Bezzini. La Regione Toscana in questa partita coordina le operazioni, fornisce gli elenchi e gli indirizzi di professionisti e datori di lavoro. Le Asl sono il braccio operativo.

Ma a chi spetta l’atto formale di sospensione? "Gli ordini sospendono il professionista dall’esercizio dell’attività, ma i datori di lavoro, che siano pubblici o privati, devono applicare la sospensione senza stipendio fino alla fine dell’anno, oppure spostare il lavoratore in servizi lontano dall’assistenza", conclude Bezzini. I vari ordini degli infermieri stanno facendo una campgna personalizzata, chiamando uno a uno i professionisti. "Ma c’è uno zoccolo duro che probabilmente non riusciremo a convincere, su ragioni ideologiche si contesta l’obbligatorietà del trattamento sanitario", spiega Danilo Massai, presidente dell’Ordine degli infermieri di Firenze e Pistoia.

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