8 feb 2022

Dall’uso dei feti umani al grafene. Tutte le bufale sui vaccini

Fact checking sulle assurdità in cui cadono anche i cattolici ultra tradizionalisti. Ampiamente smentita la teoria secondo cui certi sieri provocano l’autismo

alessandro farruggia
Cronaca

Fake news parascientifiche. Disinformazione (dal russo “dezinformatzija“ creato nel 1923 dal precursore del Kgb) che usa frammenti di verità e li manipola per trarre in inganno e far guadagnare consensi alle tesi antivacciniste. Tralasciando le ridicole teorie sui microchip iniettati e sulle influenze extraterrestri, tra le fake news più insidiose c’è quella che parla dell’uso di cellule provenienti da feti umani per produrre alcuni vaccini. I vaccini a cui si fa riferimento sono quelli contro la rosolia, la varicella, la poliomielite e l’epatite A. Ci sono infatti virus, come quello della rosolia, che colpiscono esclusivamente esseri umani e per cui ogni tentativo di farli crescere su altre cellule è fallito. Si ricorre in questo caso a linee cellulari umane usate comunemente nei laboratori, che per riprodursi praticamente all’infinito devono essere di origine embrionale. Bollettino Covid oggi in Italia: i dati dell'11 febbraio. Contagi, ricoveri e morti Covid, immunità innata grazie alla molecola MBL. "Vede anche l'Omicron" Il figlio deve operarsi. "Dategli sangue no vax" La teoria che vuole stabilire il nesso vaccini=aborto ha avuto una discreta eco negli ambienti cattolici più tradizionalisti e non ha caso ad essa ha risposto con una nota, nel 2017, la Pontifica Accademia per la Vita. "Nel passato – osserva l’accademia vaticana – i vaccini possono essere stati preparati da cellule provenienti da feti umani abortiti, ma al momento le linee cellulari utilizzate sono molto distanti dagli aborti originali. Oggi non è più necessario ricavare cellule da nuovi aborti volontari". "Le linee cellulari attualmente utilizzate – osserva il Vaticano – sono molto distanti dagli aborti originali e non implicano più quel legame di cooperazione morale indispensabile per una valutazione eticamente negativa del loro utilizzo. Il “male” in senso morale sta nelle azioni, non nelle cose o nella materia in quanto tali". E quindi, conclude, "riteniamo ...

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