Roma, 25 gennaio 2021 - Non solo zone gialle, arancioni e rosse. Adesso la Commissione Europea propone di aggiungere anche il 'rosso scuro' per indicare le aree in cui il Covid circola a livelli molto elevati, cioè in cui il tasso di segnalazione di 14 giorni è superiore a 500 per 100 mila persone. È stato il commissario Ue alla Giustizia, Didier Reynders, ad anticipare i risultati di una simulazione della nuova mappa del contagio in Ue, realizzata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). E, da questo studio, emerge che "dieci-venti Paesi Ue" presentano zone ad alto rischio, che passano nella categoria 'rosso scuro'. Tra questi, ci sarebbero "ampie zone del Portogallo e della Spagna, alcuni territori in Italia, Francia, Germania e Paesi scandinavi", ha spiegato.

Zone rosso scuro: l'ira delle regioni

Covid, il bollettino del 26 gennaio

In Italia sarebbero tre le regioni, insieme alla Provincia autonoma di Bolzano, a rischio di essere mappate dall'Ue come zone rosso scuro: si tratta di Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Secondo quanto risulta, infatti, dagli ultimi dati pubblicati dall'Ecdc, queste Regioni presentano un numero cumulativo di casi, ogni 100 mila abitanti negli ultimi 14 giorni, superiore a 500: al 21 gennaio la provincia di Bolzano risultava con 696 casi, il Veneto con 656, il Friuli 768 e l'Emilia Romagna 528. Ricostruzioni che tutte e tre le regioni contestano (vedi più sotto).

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Zone rosso scuro Italia: ecco cosa cambia

Cosa comporterebbe entrare in rosso scuro

L'Ue cerca di evitare la chiusura delle frontiere o proibizioni generalizzate di viaggi, mantenendo in funzione il mercato interno e le catene di offerta delle merci. Se per chi viaggia dalle aree 'rosso scuro' bisognerebbe rendere obbligatorio il test prima dell'arrivo e la quarantena successiva, gli Stati dovrebbero ricorrere più massicciamente ai test prima della partenza anche per le zone arancioni, rosse o grigie

Diversa è la situazione per chi vive nelle aree frontaliere: se c'è bisogno di attraversare frequentemente il confine, ad esempio per motivi familiari o di lavoro, non si dovrebbe essere sottoposti a quarantena e la frequenza dei test richiesta dovrebbe essere proporzionata alle situazioni specifiche. Se la situazione epidemiologica su entrambi i lati del confine è simile, poi, non dovrebbe essere imposto alcun requisito di test. 

Emilia Romagna, Veneto e Friuli

La proposta dell'Ue non convince i governatori delle tre regioni coinvolte, Luca Zaia (Veneto), Stefano Bonaccini (Emilia Romagna) e Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia, secondo cui "imporre ai cittadini delle nostre Regioni l'obbligo di test e quarantena per poter viaggiare nell'Unione europea" significherebbe "penalizzare le amministrazioni che effettuano il maggior numero di tamponi". Il dato dell'incidenza sui 100mila abitanti, spiegano i tre governatori, "implica pertanto che la valutazione viene operata sul numero assoluto di positivi riscontrati". "Ne deriva dunque una situazione paradossale - concludono Bonaccini, Fedriga e Zaia - che, anziché incentivare le amministrazioni a potenziare i controlli sui cittadini, andrebbe a premiare quelle realtà che, per non rischiare di sforare i parametri indicati, dovessero deliberatamente decidere di ridurre la somministrazione di tamponi". 

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