Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, 73 anni
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, 73 anni
Whatever it takes, tutto quello che serve, per battere l’epidemia. A dirlo è Mario Draghi che ha parlato al Paese in un videomessaggio. "Ci troviamo tutti di fronte, in questi giorni, a un nuovo peggioramento dell’emergenza sanitaria. Ognuno deve fare la propria parte nel contenere la diffusione del virus. Ma soprattutto il governo deve fare la sua. Anzi deve cercare ogni giorno di fare di più. La pandemia non è ancora sconfitta, ma si intravede, con l’accelerazione del piano dei vaccini, una via d’uscita non lontana. Ringrazio i cittadini per la loro disciplina e la loro infinita pazienza. E voglio cogliere questa occasione per mandare a tutti un segnale vero di fiducia. L’impegno di tutti impone al governo di moltiplicare ogni sforzo. Il...

Whatever it takes, tutto quello che serve, per battere l’epidemia. A dirlo è Mario Draghi che ha parlato al Paese in un videomessaggio. "Ci troviamo tutti di fronte, in questi giorni, a un nuovo peggioramento dell’emergenza sanitaria. Ognuno deve fare la propria parte nel contenere la diffusione del virus. Ma soprattutto il governo deve fare la sua. Anzi deve cercare ogni giorno di fare di più. La pandemia non è ancora sconfitta, ma si intravede, con l’accelerazione del piano dei vaccini, una via d’uscita non lontana. Ringrazio i cittadini per la loro disciplina e la loro infinita pazienza. E voglio cogliere questa occasione per mandare a tutti un segnale vero di fiducia. L’impegno di tutti impone al governo di moltiplicare ogni sforzo. Il nostro compito, e mi rivolgo a tutti i livelli istituzionali, è quello di salvaguardare con ogni mezzo la vita degli italiani, ogni vita conta. Dobbiamo compiere scelte meditate, ma rapide".

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E Draghi ha dato un segno della direzione che il nuovo piano vaccino prenderà, una direzione che non sarà legata – come qualcuno temeva – alle sole fasce di età. Anzi. "Nel piano di vaccinazioni, che nei prossimi giorni sarà decisamente potenziato – ha detto il premier – si privilegeranno le persone più fragili e le categorie a rischio. Aspettare il proprio turno è un modo anche per tutelare la salute dei nostri concittadini più deboli". Questo significa che parallelamente alla prosecuzione della vaccinazione degli ultraottantenni, del personale sanitario e degli ospiti delle Rsa si lavorerà per proteggere i malati cronici (che saranno vaccinati con Pfizer e Moderna), i disabili e i loro familiari e di tre categorie la cui vaccinazione è già iniziata: le forze dell’ordine e le forze armate, il personale della scuola, il personale e i detenuti delle carceri. E poi si passerà agli ultrasettantenni, che – alla luce della circolare firmata ieri dal ministro Speranza – potranno essere vaccinato con AstraZeneca.

Di questo (e delle problematiche relative alla logistica delle milioni di dosi in arrivo a marzo) si è parlato in un incontro che si è svolto nel pomeriggio a Palazzo Chigi. Non era il vertice della cabina di regia del quale alcuni avevano parlato, ma un incontro tecnico sui vaccini, al quale hanno partecipato i ministri degli Affari Regionali Mariastella Gelmini e della Salute Roberto Speranza con il Commissario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo, il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, con un breve incontro con il premier Draghi.

Nel vertice non si è discusso dell’ipotesi di una nuova stretta (in vigore da lunedì prossimo) della quale invece si parlerà nella vera cabina di regia che si terrà forse oggi, o domani, in vista di decisioni da prendere venerdì, una volta noti i dati del bollettino settimanale. Tra le ipotesi sul tavolo un anticipo di due o tre ore del coprifuoco che ora inizia alle 22, il blocco dei centri commerciali nei giorni feriali, una zona rossa per i fine settimana o una zona rossa o arancione rafforzata per due o tre settimane per tagliare il picco della terza ondata. La scelta di una o di un’altra delle ipotesi in campo dipenderà dai dati. Molto probabile lo stop nei weekend e ai centri commerciali nei giorni feriali se i dati saranno anche di poco in salita. Se l’Rt del Paese salirà sopra 1.15 (la scorsa settimana era a 1.06) e molte Regioni Province autonome avranno una incidenza sopra 250 (la scorsa settimana erano 5) è probabile si scelga l’amara medicina di uno stop per due o tre settimane.

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