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Commento

Così i genitori hanno creato un mostro

roberto pazzi

Non un fenomeno, ma un mostro quello che si prepara a diventare il povero bambino di soli cinque anni, messo sotto contratto dall’Arsenal, una delle più importanti squadre inglesi di calcio. E dietro quell’innocente non mi meraviglierei che ci sia un padre teso a proiettare falliti sogni di gloria, frustrate aspirazioni a eroe del piede. Non si avrà rispetto della sua crescita, del bisogno di giocare ancora, del cammino della formazione culturale, della pluralità delle frequentazioni fra bambini che gli mostrino come si possa appassionare anche ad altre espressioni della vita, più legate all’avventura del sapere. Come la scienza, l’arte, la musica, la pittura, la letteratura, l’economia, il teatro, il cinema, l’archeologia, la matematica.

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No, prevedibilmente il povero Zayn Ali Salman crescerà in una serra di altri bambini a una sola dimensione, lontano dalla molteplice diversità delle scelte, quella diversità che D’Annunzio chiamava "sirena del mondo".

Quando insegnavo, mi capitava di percepire in alcuni genitori di allievi promesse del calcio, lo stesso simile investimento. Perché quel che faceva brillare loro gli occhi non era il sogno dell’eccellenza nello studio, che la scuola custodiva, ma quello dell’elevazione del figlio a divo del calcio, che la televisione strillava. Solo così potevano avere accesso a un mondo di folli guadagni, di visibilità mediatica, di belle donne, successo, automobili di lusso.

 

 

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roberto pazzi