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Verstappen e il Numero 1 sull’ autoLeo Turrini - 8 febbraio 2022
Oggi il Numero Uno fa ufficialmente ritorno su una monoposto da Gran Premio. A me il Numero Uno fa sempre venire in mente il dispotico capobanda nel fumetto di Alan Ford, copyright di Magnus and Bunker. Ma capisco, per mia fortuna, di appartenere ad un’altra epoca e non intendo tediare nessuno. Anche se le frustrazioni […]

Oggi il Numero Uno fa ufficialmente ritorno su una monoposto da Gran Premio.
A me il Numero Uno fa sempre venire in mente il dispotico capobanda nel fumetto di Alan Ford, copyright di Magnus and Bunker.
Ma capisco, per mia fortuna, di appartenere ad un’altra epoca e non intendo tediare nessuno.
Anche se le frustrazioni di Bob Rock, a pensarci bene, erano una anticipazione dei malesseri mentali dei leoni da tastiera.
Ma dicevo del Numero Uno. Sulla Red Bull di Max Verstappen.
È vero che l’olandese aveva manifestato il suo desiderio (sul numero) quando ancora doveva vincere il mondiale.
Ma non c’è dubbio che adesso siamo in presenza di un gesto simbolicamente importante.
Ho letto l’intervista che Max ha rilasciato al londinese The Guardian.
Ci ho trovato la legittima rivendicazione di una conquista che non può essere ridotta al solo libero arbitrio di Michael Masi.
Tra l’altro sono curioso di vedere cosa decideranno i nuovi vertici Fia sulla figura del direttore di gara.
Mercedes e Hamilton tengono il punto.
Pretendono o il siluramento di Masi o un suo ridimensionamento camuffato (tipo: rotazione nel ruolo).
Qui bisogna intendersi.
È lecito avere opinioni diverse sul l’epilogo di Abu Dhabi.
La mia è nota: io avrei esposto bandiera rossa subito dopo il botto dello stoico Latifi.
Ma si poteva far finire un mondiale dietro safety car?
We are here for racing.
And it’s called Motor sport.
Filosoficamente ineccepibile.
Intanto il Numero Uno sta sulla macchina di Verstappen.
E, sempre per citare Alan Ford, il ruolo di Geremia a me non interessa.