In un certo senso, Carlos Sainz si trova già in buona compagnia.
Partendo dal 1974, non sono pochi i piloti arrivati in Ferrari senza aver vinto prima un Gran Premio.
Li cito.
Niki stesso. Poi Gilles. Tambay. Johansson. Alesi. Capelli. Irvine. Barrichello. Massa. Naturalmente Leclerc.
Alcuni di questi predecessori, pensa a Lauda e a Villeneuve, si sono trasformati in leggende. Altri sopravvivono nel ricordo di rincoglioniti come me.
In assoluto, in Formula Uno il curriculum “ante” non necessariamente e’ fondamentale.
Quindi, che cosa possiamo aspettarci da Carlitos?
Io so che in Ferrari hanno deliberato di puntare, per il dopo Vettel, su un profilo solido. Avendo affidato il futuro a Leclerc, non potevano andare su uno come Ricciardo, che di sicuro qui e ora faticheremmo a proclamare chiaramente inferiore a Carletto di Monaco.
Così sono andati sul driver che, sempre eccezion fatta per Ricciardo, meno ha sfigurato a cospetto di Verstappen (che rimane un po’ la pietra di paragone nella logica di un ipotetico dopo Hamilton).
Sainz, nei pensieri di Mattia Binotto, sarà il Barrichello 4.0
Nel senso migliore.
Come Rubens al suo sbarco in Emilia, anche Carlitos sta in Formula Uno da anni.
Ha guidato macchine diverse, ha lavorato per scuderie distinte e distanti.
Ha imparato quanto sia importante portare la macchina a casa, per usare il gergo degli ingegneri.
Dopo di che, tocca a lui.
Leclerc ha asfaltato Vettel.
Sainz non viene per fare lo zerbino.
Paradossalmente, la Ferrari del 2021, che immagino non sarà dominante, apre uno spiraglio al nuovo che arriva. Perché, in assenza di una Rossa in lotta per il titolo, non ci saranno gerarchie preordinate.
Sainz è convinto di non essere meno veloce di Leclerc.
Sarà vero?