Giuro, mi piacerebbe molto offrire ai frequentatori di questo ameno luogo le versioni autentiche di Mattia Binotto, Maurizio Arrivabene e Stefano Domenicali su quanto è accaduto, su quanto sta accadendo, su quanto potrebbe accadere.

Ma esiste un vincolo di confidenza e io sono ben lieto di rispettarlo, alla mia età non si avverte più il bisogno del clamore.

Intanto, anche se a molti di noi non piace, la Formula E va avanti. Non sono così sicuro che il pregiudizio negativo abbia un futuro. In ogni caso e ad ogni modo, il vostro boy Marco Santini comunica quanto segue, sullo show di watt in Marocco…

SANTINI SCRIPSIT

 

La tappa in Marocco della serie elettrica non ha deluso le attese, portando in dote una discreta dose degli ingredienti che ci piacciono delle corse. In primis, non è mancata la volontà da parte dei piloti di buttare il cuore oltre l’ostacolo, di rischiare la carrozzeria pur di ottenere un sorpasso tra le strette strade del cittadino di Marrakesh. Diciamo pure che qualcuno ha osato anche troppo, a partire dal campione in carica Vergne: scattato dalla prima fila, il francese ha tentato un attacco spericolato nei confronti del poleman Bird, finendo in una di quelle spanciate con testacoda annesso a cui da ferraristi ci siamo tristementi abituati lo scorso anno. Non ho dubbi sulla fonte d’ispirazione del francese: a bordo pista tra le strade nordafricane c’era infatti Verstappen! L’olandese è stato chiamato dalla FIA per scontare il primo dei due giorni di servizi sociali rimediati come punizione dopo la rissa con Ocon a Interlagos. Compito ingrato del figlio d’arte? Trasformarsi in uno di quei vecchi che guardano i cantieri, osservando con attenzione il lavoro dei commissari. Non proprio l’equivalente del nuovo millennio delle bacchettate sulle mani che davano a scuola a mia nonna insomma. In ogni caso, la presenza di Max non deve aver aiutato particolarmente i lavori, dato che proprio la discutibile velocità dei marshals ha rischiato di compromettere il finale di gara. Ogni campionato che si rispetti infatti, che sia ibrido o elettrico, sembra dover avere in questo decennio un qualche squadrone tedesco pronto a sbaragliare la concorrenza: per fortuna però, a mettere del pepe in una corsa che sembrava avviata verso una solitaria doppietta BMW ci hanno pensato gli stessi alfieri della casa di Monaco, che hanno pensato bene di emulare Rosberg ed Hamilton nel prendersi amabilmente a sportellate tra compagni di squadra. Purtroppo però, i tempi biblici serviti a rimuovere la monoposto di Da Costa hanno costretto la safety car a lasciare la pista soltanto in occasione dell’ultimo giro, regalando agli spettatori una sorta di sprint race che non ha però rivoluzionato la classifica. A vincere la gara, tra una eliminazione e l’altra dei favoriti della vigilia, è stato Jerome D’Ambrosio, che forse ricorderete in F1 alla guida della Virgin nel 2011: il belga della Mahindra si è preso così anche la leadership del campionato, in una performance silenziosa che ha ricordato il leggendario Steven Bradbury. Bene ma non benissimo il neo-ferrarista Pascal Wehrlein, compagno di squadra del vincitore di giornata: dopo una notevole settima posizione in griglia, il tedesco è stato incolpevolmente centrato alla prima curva da Di Grassi. E il nostro Felipe Massa? Ultimo dei classificati, a bordo di una Venturi che non sembra propriamente un fulmine di guerra. Vandoorne? Ancora peggio, appiedato dalla sua HWA-Mercedes dopo un giro. Per gli ex del grande Circus andrà meglio la prossima volta. Terzo appuntamento con la Formula E tra due settimane, a Santiago del Cile!