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La F1, i droni e GiacomelliLeo Turrini - 17 maggio 2022
Stiamo tutti aspettando Barcellona, giustamente. Ho memorie speciali del luogo. Senna e Mansell faccia a faccia sul rettilineo nel 1991. La prima in Rosso di Schumi nel 1996. Aldo Costa cacciato di notte da Maranello perché Alonso era finito doppiato e un banchiere si era inferocito. Bla bla bla. Ma qui e ora vorrei sottoporre […]

Stiamo tutti aspettando Barcellona, giustamente.
Ho memorie speciali del luogo. Senna e Mansell faccia a faccia sul rettilineo nel 1991. La prima in Rosso di Schumi nel 1996. Aldo Costa cacciato di notte da Maranello perché Alonso era finito doppiato e un banchiere si era inferocito.
Bla bla bla.
Ma qui e ora vorrei sottoporre alla vostra riflessione una cosa che mi ha detto Bruno Giacomelli, vigoroso driver di un’era remota.
Ci siamo incrociati in occasione di una delle tante, belle iniziative dedicate a Gilles Villeneuve.
Mi ha detto Bruno: “La verità è che già ai tempi miei ovviamente la macchina contava più del pilota. Figurati oggi! Non manco di rispetto ai campioni del presente se faccio notare che la tecnologia attuale permetterebbe già di far correre le monoposto senza un uomo nell’abitacolo. Del resto accade anche per cose tragicamente più serie, in guerra si bombarda coi droni pilotati da migliaia di chilometri di distanza, non so se mi spiego…”
È una considerazione indiscutibilmente provocatoria, cui forse uno come me potrebbe replicare che in fondo non per caso siamo in tanti a tifare “più” per la macchina che per il pilota.
E magari fu la consapevolezza che Gilles era l’ultimo (già più di 40 anni fa) a contrastare quella deriva ad alimentarne il Mito.
Non lo so.
Ma è bello ragionarci sopra, aspettando il nuovo fondo Ferrari al Montmelo…