custom logo
Imola per noi (nonostante tutto)Leo Turrini - 27 aprile 2022
Prima di ospitare, entro venerdì, la dotta analisi tecnica di Duchessa, il Forghieri del blog, desidero chiudere emotivamente il capitolo Imola con un intervento che mi ha commosso. Il cloggaro 079 Max non era mai andato sugli spalti del circuito dedicato ad Enzo e Dino Ferrari. Questo è il suo racconto. Che aiuta a capire […]

Prima di ospitare, entro venerdì, la dotta analisi tecnica di Duchessa, il Forghieri del blog, desidero chiudere emotivamente il capitolo Imola con un intervento che mi ha commosso.

Il cloggaro 079 Max non era mai andato sugli spalti del circuito dedicato ad Enzo e Dino Ferrari.

Questo è il suo racconto. Che aiuta a capire cosa sia la passione, per noi.

079 Max SCRIPSIT

Un saluto a tutti.
Parto dai titoli di coda, perché serve un doveroso ringraziamento a chi ha reso possibile la mia avventura al Gp di Imola e la pubblicazione del racconto sul Clog.
Grazie a Ricccris, utente di questo ameno luogo e Presidente del Ferrari Club di Bracciano. A Mauro Pasqualucci, socio del medesimo Club
A Filippo Ambrosini, Presidente del Ferrari Club di Forlimpopoli.
Senza di loro, niente biglietti, niente gp, niente di niente.
Grazie a Emiliano Tozzi, la Treccani vivente della F1 anni 70, che ancora una volta ha fatto il postino girando il pezzo a Leo.
E ovviamente grazie a Leo per la pubblicazione del racconto sulle sue pagine. La mia prima Imola e nuovi amici
Freddo, pioggia, fango, (tanto, tantissimo fango).
Una Ferrari fuori alla prima curva, l’altra che getta un podio ormai sicuro.
C’erano tutti gli elementi per far felice l’Uomo sul Bidone e recitare un rosario toscano dalla cima della collina della Rivazza, ma io non sono quel tipo. Niente può rovinarmi la festa. Dopotutto due anni fa ho seppellito con una risata l’ematologo che mi presentava Mr Hodgkin, cosa vuoi che sia un po’ di umidiccio e un sesto posto?
Imola è stata una festa. Una bolgia. Un bagno Rosso Ferrari, a prescindere da come è finita la corsa. Ho vissuto tutto quello che per me è il motorsport, goliardia, scherzi con gli avversari, casino con emeriti sconosciuti con cui c’era in comune una Passione. Per uno abituato a Monza e che non era mai stato a Imola, la collina della Rivazza ha un impatto che definirei epico. Anche il fango li, tifa Ferrari. E La visibilità è impareggiabile, nulla a che vedere con il piattume del circuito brianzolo. Fra Monza e Imola, tutta la vita Imola. Anche se la strada da fare per arrivarci è più del triplo nel mio caso.
Che la Rivazza fosse un posto Iconico lo sapevo, ma quando vedi le varie troupe delle Tv venire fra i tifosi per fare interviste, capisci che non sei in un luogo come un altro. E ovviamente ho già intenzione di tornarci il prossimo anno.
Ci sono stati due episodi che mi hanno strappato più di un sorriso.
Il primo è quando è arrivato un ragazzo che aveva creato un cartellone gigante con il meme di Lewis Hamilton bebè piagnucoloso. E’ diventato l’eroe del settore F della Rivazza in un nanosecondo.
Il secondo è stato l’arrivo di un ragazzo inglese con maglia Mercedes, tifoso di Russel (almeno cosi diceva, ma forse era per non farsi scotennare). Un tifoso Mercedes nel covo dei Ferraristi. Lo hanno preso, avvolto in bandiere Ferrari e “convertito”. E’ stato perfino ripreso dalle TV e trasmesso sui maxischermi del circuito. L’ha presa bene e si è rivelato una simpatica compagnia. E’ stato divertente seguire il GP fianco a fianco con un avversario.

Che lo spirito fosse quello giusto l’ho constatato anche dal comportamento dei tifosi, che hanno bonariamente fischiato Verstappen durante il giro di schieramento, per poi applaudirlo a fine GP.
Al sabato si è presentato sotto alla tribuna anche il tifoso di Verstappen che si vede spesso in TV vestito da Leone di peluche. Leggenda narra che segua Verstappen per tutto il campionato in giro per il mondo.
Mancava giusto una Masolin, ma la ragazza di Sky di non so di quale nazione che è venuta ad intervistare alcuni tifosi a pochi metri da noi, non ci ha fatto rimpiangere la bella Federica.
Tirando le somme, le emozioni sono state talmente soverchianti che il risultato della corsa è passato in secondo piano. Soprattutto dopo aver visto più di una bandiera di Schumi sventolare ancora alla Rivazza, 16 anni dopo la sua ultima Imola. Li un paio di lacrime sono scese.
Con il lunedì di festa, il programma originale della mia trasferta prevedeva un pranzo con Michele, il Boss dei Ferrari Club che ha preso il posto di Colajanni. Purtroppo, causa impegni lavorativi che lo hanno trattenuto all’estero, non se ne è fatto niente. Ma io avevo un regalo da consegnargli, cosi dopo avergli mandato un messaggio per sapere se potevo fare quello che avevo in mente, ed aver ricevuto il benestare, mi sono presentato alla portineria Ferrari e ho consegnato li il pacco. “Da parte di chi dobbiamo dire?” mi chiedono. “Semplicemente Max, Michele sa già tutto”. E pensare che la prima volta che mi sono presentato a quella portineria, due anni fa, ero timorato di dio.
Restava da impegnare il pomeriggio , dopotutto era festa ed ero in Terra Santa, per cui sento Mauro (quello di inizio post) e mi aggrego insieme al mio socio, alla sua combriccola per un pranzo al Drake di Maranello. Antipasto, bis di primi, tigelle, gnocco fritto e, ovviamente, lambrusco. Scopro cosi che al tavolo c’erano 700 Km di Italia, dal Piemonte al Lazio. Sconosciuti fino a un paio di giorni prima, e oramai amici accumunati da una comune passione.
Quasi ora di rientrare, resta un’ultima tappa. Fare la punta al Carletto che era in GES. Ci spostiamo davanti all’entrata della Gestione Sportiva. Di Carletto troviamo solo la Ferrari, parcheggiata come una comune utilitaria nella piazzetta di fronte. Le ragazzine che gli lasciano i biglietti sul parabrezza a mo’ di multa. Carletto non si vede. Forse siamo minacciosi e se ne sta nascosto. In verità il bagno di folla lo aveva fatto qualche ora prima quando era arrivato. Ma noi eravamo impegnati con le tigelle e la marmellata di maiale, e nella vita ci sono delle priorità. Sarà per la prossima volta, tanto l’autografo di Carletto lo ho già sul cappellino che mi regalò Michele due anni fa.
Una foto ricordo tutti insieme, i saluti, e rotta verso casa.
Appuntamento a Monza. Stessa Passione, nuovi amici. Ovviamente Tribuna dei Club.
Perché come dice spesso Leo, Essere Ferraristi è uno Stato dell’anima. Ed io ho avuto l’onore e il piacere di vivere la mia prima Imola con persone che rappresentano quello stato nel migliore dei modi possibili.
Grazie di cuore a tutti.
Grazie Ferrari.