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Il taccuino di RatzenbergerLeo Turrini - 30 aprile 2022
I casi della vita. Grosso modo un mese fa, ristrutturando casa, dal solaio sono saltate fuori le solite casse di roba vecchia. Documenti. Giornali. Fotografie. Appunti. Mi metto a controllare per decidere cosa tenere e cosa buttare quando l’occhio mi cade su un quadernino di appunti. Era il 1994. Non esistevano gli smartphone. Semplicemente, prendevi […]
  1. I casi della vita.
    Grosso modo un mese fa, ristrutturando casa, dal solaio sono saltate fuori le solite casse di roba vecchia.
    Documenti.
    Giornali.
    Fotografie.
    Appunti.
    Mi metto a controllare per decidere cosa tenere e cosa buttare quando l’occhio mi cade su un quadernino di appunti.
    Era il 1994.
    Non esistevano gli smartphone. Semplicemente, prendevi nota a mano, scrivendo in fretta sui fogli bianchi.
    Il 29 aprile del 1994, chissà mai perché, la mattina avevo trascritto una serie di dichiarazioni di uno sconosciuto pilota austriaco.
    Roland Ratzenberger.
    Forse ero passato dal box della Simtek perché girava voce che in quella squadra presto poteva essere assunto un italiano. Magari il mio conterraneo Andrea Montermini (che sulla Simtek effettivamente salirà, circa un mese dopo, per le prove del Gp di Barcellona, incappando in un brutto incidente. Ma è un’altra storia).
    Mi sono commosso, tentando di decifrare la mia calligrafia di allora. E non credo di averle utilizzate, quelle frasi innocenti di Roland.
    Trascrivo.
    “Per un austriaco come me Niki Lauda è il mito assoluto. E ovviamente ho una grande ammirazione per l’altro mio connazionale Berger. Ma onestamente oggi credo che Senna sia il migliore di tutti. In gara non lo vedo mai, lui sta davanti e io in coda. È un onore sapere di essere sulla stessa pista di Ayrton”.
    Vennero poi il 30 aprile e l’1 maggio.
    “…e l’occhio azzurro avrà un momento uguale all’occhio blu…”