Sulla Ferrari di Stiria mi esprimerò solo dopo la gara.
Sui pit stop lampo, vietati dalla Ungheria in poi, mi esprimo subito.
Quando una decisione viene spiegata evocando la sicurezza, un osservatore ha il dovere, secondo me, di rispettare il principio.
Dopo di che, al netto di sospetti non dimostrabili, sarebbe forse il caso di ragionare sulla filosofia stessa delle corse.
È inevitabile, suppongo, che errori in corsia box influiscano sui risultati dei Gran Premi.
Al riguardo, c’è una aneddotica sconfinata.
Dunque, il punto centrale rimane sempre la buona fede del competitor, inteso come team.
Chi, ormai quasi trenta anni fa, barava sul flusso di benzina indirizzato verso il serbatoio (allora c’erano i rifornimenti) non era più bravo.
Imbrogliava, come venne poi dimostrato, a prescindere dalla mancanza di sanzioni afflittive.
Quindi, per stare al caso specifico, se cambio quattro gomme in meno di due secondi senza ricorrere a trucchi, non sto frodando.
E l’eventuale minaccia per la sicurezza va dimostrata: cosa che spero la Fia sia in grado di fare.
Così torniamo sempre alla necessità di trasparenza.
Curiosamente, in coincidenza con tutto questo ambaradan, Bottas si è intraversato in pit lane (3 posizioni in meno sulla griglia) per avere, pare, sperimentato una ripartenza in seconda marcia.
Com’era quel detto?
Ah, già.
Il diavolo fa le pentole.
Ma non i coperchi.