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Hamilton, Verstappen e Squid GameLeo Turrini - 5 dicembre 2021
Mentre scrivo non conosco eventuali decisioni finali della giuria sulla pazzesca gara di Gedda. Mia opinione. Uno. Non si va a correre su un circuito folle. Troppo pericoloso. Capisco la sindrome Squid Game ma io il sangue non lo voglio. Due. Non si corre in un luogo in cui gli addetti alla pista impiegano minuti […]

Mentre scrivo non conosco eventuali decisioni finali della giuria sulla pazzesca gara di Gedda.
Mia opinione.
Uno. Non si va a correre su un circuito folle. Troppo pericoloso. Capisco la sindrome Squid Game ma io il sangue non lo voglio.
Due. Non si corre in un luogo in cui gli addetti alla pista impiegano minuti e minuti semplicemente per togliere detriti dalla pista. Non è serio.
Tre. Da lontano, la bandiera rossa mi è parsa prematura. Ma vedi punto precedente, se no non si capisce anche il disagio degli arbitri. Peraltro disastrosi oggettivamente.
Quattro. La faccenda della “trattativa” via radio. Qui non escludo ci sia un equivoco. Mi spiego. Se era un negoziato sotto banco, come mai la Fia l’ha reso pubblico?!? Sarebbe una contraddizione. Ingenui? Allocchi? In mala fede e sciocchi? Magari è un po’ troppo.
Cinque. Il tamponamento in rettilineo, adesso. Io non ho le telemetrie. Se Max frena di brutto (tipo Coulthard Spa98) è un pazzo. Se Hamilton non vuole prendersi la posizione perché subito dopo l’olandese avrebbe il DRS è un pazzo.
Sei. Questi due si odiano ed è banale dire che non va bene. È stato varcato il limite del buon senso. Non da oggi.
Sette. Sono noioso, lo so. Ma Senna e Prost fecero due incidenti in quattro o cinque anni. Questi qui si pigliano a sportellate anche più di una volta a gara. È assurdo.
Otto. Hamilton e Verstappen evidentemente non comprendono di avere un ruolo che va oltre Squid Game. Dovrebbero essere, anche, esempi di lealtà
Oppure sono io ad essere troppo vecchio, tutto lì.