Ora che è venuto il momento di dire Sayonara alla Olimpiade di Tokyo, desidero ringraziare quanti, qui o altrove sul web o sui giornali di carta, hanno seguito i Giochi attraverso la mia avventura.

Chi mi conosce sa che non mi lamento mai delle mie fatiche lavorative. Non le considero tali. Sono comunque un privilegio.

Ma stavolta, per i noti motivi da Covid, è stata durissima!

Mi congedo con il testo sotto, che appare oggi sulla prima pagina di Carlino, Nazione e Giorno.

Certo, se alla partenza mi avessero detto che la 4×100 di Patta, Jacobs, Desalu e Tortu sarebbe stata ospite d’onore al prossimo Gp di Monza per avere vinto l’oro olimpico, eh, davvero, mica ci avrei creduto!

La vita, davvero, non smette mai di stupire.

Ancora grazie a tutti.

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Ora che tutto è finito, bisognerà pur dirlo. Aveva ragione chi si è battuto per fare disputare questa Olimpiade, nonostante la maledetta pandemia. E per qualità delle competizioni ed efficacia organizzativa, beh, fidatevi, con il pubblico questi sarebbero stati i Giochi più belli dell’era moderna.
È stato giusto salvarla, Tokyo 2020 diventata 2021, non già e non solo per gli straordinari numeri della spedizione italiana. Quaranta medaglie, ultima quella delle Farfalle della ritmica, sono una enormità, sono una testimonianza di vitalità tricolore. Ma questo è senno del poi.
Salvare l’Olimpiade era doveroso nei confronti degli atleti, soprattutto quelli delle discipline meno ricche e dei paesi più poveri. Vivono per l’appuntamento con i cinque cerchi. Negarglielo avrebbe significato uccidere un mondo.
Non date retta a chi, specchiandosi nel proprio cinismo, si affanna a narrare che è stato tutto un omaggio al business. In realtà, questa Olimpiade per il Giappone è stata un bagno di sangue. Zero turisti. Niente tifosi sugli spalti. Alberghi semi vuoti. Biglietti da rimborsare.
Poi, certo, non sono un ingenuo. I diritti televisivi reggono la baracca dello sport planetario e gli eventi, anche senza popolo sulle tribune, incollano comunque la gente al video.
Però, c’è qualcosa in più da rimarcare, ora che viene il momento di preparare la valigia per tornare a casa. Che messaggio sarebbe arrivato in ogni continente se l’Olimpiade idealmente datata 2020 fosse stata cancellata? Non sono i Giochi, al netto di ogni retorica, il sogno di ogni bambino e di ogni bambina? Davvero Covid-19, nel suo orrore, è come le guerre mondiali che spensero la fiaccola nel Novecento?
Di sicuro, potete credermi, è stata durissima. La bolla, i test ogni giorno, il tracciamento continuo. Tokyo la abbiamo vista soltanto dai finestrini dei bus olimpici. Ma ha funzionato, se il tasso di contagio è stato inferiore, tra gli accreditati, allo 0,2 per cento.
Su tutto, come sigillo, rimane la Scala 40 Azzurra. Salita gradino per gradino, con la notte sublime di Tamberi e di Jacobs e con tante imprese delle nostre meravigliose donne. In nome di un’Italia generosa, inclusiva, multietnica. Moderna, sarei tentato di aggiungere.
Quanto manca a Parigi 2024?