Le ho lette anche io, le rassegnate dichiarazioni di Mattia Binotto.
Così come ho letto le smargiassate del bibitaro Chris Horner.
E altro ancora ci farà riflettere fra oggi e domani, quando finalmente rivedremo le macchine in pista.
Le macchine.
La pista.
Quante volte, per più di cento giorni, sopraffatti da angosce indicibili, quante volte, dicevo, ci siamo domandati se e quando avremmo ritrovato la nostra innocente passione.
Adesso ci siamo e io fatalmente penso a quelli che invece non ci sono più. Agli oltre trentamila soltanto in Italia. E in particolare ai due amici carissimi, fratelli di fede ferrarista, il Gava e il Gamberini, uno preso dal virus e l’altro dal destino. Li ho già ricordati in questa sede e mi viene in mente il rito, il giovedì prima del Gran Premio numero uno della stagione, la loro telefonata per sapere se quello che stava per iniziare poteva essere l’anno buono, un anno di Rosso dipinto.
Oggi non li sentirò ma di sicuro mi sentirò affettuosamente obbligato a moltiplicare la mia partecipazione emotiva all’evento.
Accidenti, debbo fare il tifo anche per loro!
Ecco.
Ben tornata Formula Uno. Non sarà la stessa cosa, avremo Gran Premi forse uguali su piste uguali, i motori ruggiranno nel silenzio, vedremo meccanici con la mascherina, eccetera.
Ma siamo e siete ancora qua.
Scrivete tutto quello che vi pare, fino alle prime due sessioni di prove libere.
Fuori tira un po’ di vento.
Deve essere l’eco degli amici perduti.
“Leo, dici che è l’anno buono?”