L’imminente ritorno di Fernando Alonso evoca ricordi contrastanti.
Ero un ragazzo quando Niki Lauda fece sapere di voler rientrare in Formula Uno.
D’istinto, mi sembrava una iniziativa un poco folle, quasi in stile pugile suonato.
Ma mi diede da pensare una frase di Franco Gozzi, il braccio destro del Drake. Gozzi in pratica mi aveva adottato come un nipote un po’ discolo e mi commosse fino all’ultimo, perché mi fece chiedere di tenere il discorso al suo funerale.
E insomma lui mi disse, nel 1982: “Era meglio se l’austriaco tornava con noi e questo lo pensa anche il Vecchio ma se lo scrivi ti picchio”.
Lo scrivo ora, mi arriverà uno scappellotto dal Paradiso.
Il come back di Niki si risolse in un trionfo iridato, nel 1984.
Meno tortuoso fu il percorso del Professore francese. Per inciso, io penso che Prost sia stato un grandissimo, celebrato meno di quanto meriterebbe perché fu il grande rivale di Ayrton e Senna fu rapito in cielo troppo presto, dunque la gloria all’eroe martire e l’oblio, o quasi, per chi ne fu avversario.
Non è giusto ma funziona così, come ebbe a spiegarmi Gino Bartali a proposito della sua relazione con Fausto Coppi.
Prost si era separato in malo modo dalla Ferrari nell’autunno del 1991. Nell’ambiente si sapeva che la Renault lo aspettava in Williams, con una macchina stellare.
Nel 1993 il Prof fu esemplare, ma a me parve di cogliere, qua e là, la traccia di un vago declino. Vinse comodamente il quarto mondiale, eppure di quella stagione non per caso gli appassionati ricordano non una sua impresa, ma Donington.
A Donington c’ero, era la domenica di Pasqua e, senza essere blasfemo!, vidi il Messia non camminare, ma guidare sull’acqua. Ed era Senna, non Prost.
Poi, Schumi. Mi ricordo il paddock di Sakhir, il giovedì. Le dune, la sabbia, il miraggio. Sbagliato.
Camminavo sotto il sole in quello spazio enorme e di fronte a me avanzava un tizio vestito d’argento.
Schumi.
Era il 2010 e lui ricominciava con la Mercedes.
Incrociammo gli sguardi per un attimo ed ebbi come l’impressione, fasulla di sicuro!, che lui fosse in imbarazzo, nel mostrarsi a un ferrarista vestito non da ferrarista.
In realtà manco mi notò.
I miei sentimenti erano contrastanti. Ero contento di ritrovarlo, perché era il Campionissimo dei miei racconti. Ma saperlo avversario mi intristiva.
Non gli andò bene. Consumò tre anni regalando immeritate gratificazioni ai suoi detrattori. Ebbe un lampo, la pole del sabato a Montecarlo, a 43 anni. Un miracolo, eppure anche lì si celava la ingiuria del destino, perché causa una precedente penalizzazione non poté partire davanti a tutti, la domenica.
Quanta malinconia.
Infine, Kimi.
Mi fece sapere che nel 2012 sarebbe tornato con la Lotus avendo un unico obiettivo.
Farsi riprendere dalla Ferrari (e non starò a spiegare perché, l’ingiustizia del 2009 l’ho narrata troppe volte e le conseguenze sono note).
Non se lo ricorda nessuno, ma quando nel 2013 Raikkonen abbandonò la Lotus prima della fine della stagione (perché non lo pagavano), beh, era secondo nel mondiale, con la Lotus!, dietro l’imprendibile Red Bull di Vettel.
E KR7 è ancora in pista, tanti anni dopo. Leave him alone, he knows what he is doing.
A Fernando Alonso l’augurio di poter scegliere, tra quelli indicati, il modello che ama di più.