Ormai è la quotidianità. Se andiamo avanti di questo passo, diventerà tutto normale. Siamo diventati un Paese incivile e anarchico. La prevenzione? Dopo anni di lassismo non basta più: ci vuole repressione per fare capire quello che è giusto e quello che è sbagliato. Nel Nord Europa i ragazzi sono cresciuti nel rispetto. In Italia si viaggia al contrario. Un autista litiga con il passeggero perché non ha il biglietto e viene licenziato. Pendolare delusa, Como

La nostra pendolare parte dalla violenza a bordo treno per allargare il discorso a quella nella società. Quando torna al discorso trasporti, lo fa per formulare una serie di considerazioni amare e avanzare qualche drastica richiesta. «Le telecamere non servono a nulla. Di fronte alla situazione attuale, ci vorrebbero squadre di poliziotti che affianchino i controllori e gli autisti. Non hai il biglietto? Giù dal treno, dal bus, dal tram. In Italia ci vogliono le maniere forti per inculcare nei furbetti, italiani e non, l’idea che un servizio pubblico ha dei costi e bisogna pagarlo. Non può esistere il fatto che un lavoratore non sia tutelato dall’azienda nello svolgimento delle sue mansioni, che debba avere paura di fare il suo dovere. Addirittura ora vengono aggrediti anche i poliziotti: tutto è concesso. La sensazione è che lo Stato non esista più. Chi ci può tutelare? Capitreno picchiati quotidianamente nello svolgimento del loro lavoro, poliziotti picchiati perché intervenuti a difesa dei capitreno. Siamo allo sbando totale. Non c’è il giusto corrispettivo tra reato e pena: questo incentiva i delinquenti, tanto nessuno li tocca. Sapesse quanta gente non fa l’abbonamento, a partire da studenti italiani fino ad adulti lavoratori, a nullafacenti, ecc. Tanto ormai non passa più nessuno a chiedere il biglietto e molti, ormai, se ne guardano bene dal richiederlo, visto quello
che sta succedendo. È un continuo scaricabarile delle responsabilità, nessun intervento e le cose continuano a peggiorare giorno per giorno».

Delusione e rabbia affiorano da ogni riga, da ogni parola. Possiamo non condividere (e non le condividiamo) affermazioni come quella che nessuno  tocca i delinquenti. Al contrario, crediamo che si debba dare atto dello sforzo di contrasto messo in campo ogni giorno. Lo testimoniano gli episodi di violenza ai danni di rappresentanti delle forze dell’ordine a cui fa riferimento anche la nostra corrispondente. A questo (e qui diamo ragione alla lettrice) deve corrispondere una risposta giudiziaria. Vorremmo solo dire a chi ha posti di responsabilità, nelle ferrovie e non solo, che sarebbe un grave errore non prendere in considerazioni esternazioni come questa. Perché sono il sintomo, la “spia”, di uno stato d’animo sempre più diffuso. gabrielemoroni51@gmail.com