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31 gen 2015

"Paga o blocchiamo il computer". Ecco il virus che spaventa l’Italia

L’allarme della polizia postale: attenzione alle mail non attese

31 gen 2015
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Un computer
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Un computer

Roma, 31 gennaio 2015 - È il solito cavallo di Troia. In gergo informatico trojan. Quindi, consapevoli di quello che l’invenzione di Ulisse rappresentò per l’antica Ilio, come insegna d’altronde l’Iliade, meglio evitare di far entrare l’equino virtuale sul vostro computer. Altrimenti sono guai. Questa volta l’attacco sembra decisamente più pericoloso del solito. Ai pirati del web non interessa solo bloccare il vostro computer ma anche fare cassa. E quindi spillare soldi. Nemmeno pochi a giudicare dalle cifre richieste. Un vero e proprio riscatto. Al malcapitato utente infatti, che si ritrova il computer infetto si è visto chiedere anche 800 euro, pur di non perdere i dati contenuti e salvati. La partita col nuovo virus, anzi la trattativa, si gioca tutta lì. Il virus arriva via mail e si chiama Cryptolocker. Il nome è tutto un programma ed è più di una minaccia. La mail pericolosa include un link relativo a un acquisto effettuato on line o ad altri servizi internet. Una volta che ci si collega al link (la variante, talvolta, è rappresentata da un allegato in pdf), la frittata è fatta. Nel giro di qualche secondo appare una schermata, con lo sfondo rosso, di per sé inquietante: chiede il pagamento di qualche centinaia di euro. Nel frattempo tutti i propri documenti sono criptati, quindi bloccati e inaccessibili per l’utente che si trova di fronte al dilemma: pagare o non pagare?

Di truffa si tratta e quindi anche il pagamento del riscatto non permette di tornare in possesso dei propri dati criptati. A ricordarlo è la polizia postale che ha consigliato agli utenti «contagiati» di non pagare e poi ha lanciato l’allarme dopo che i primi casi si sono moltiplicati nel nostro paese. Tra l’altro la storia di questo virus è vecchia, il trojan in questione gira in rete almeno da un paio d’anni. Ma ha iniziato a far vittime in serie negli ultimi tempi. I consigli della polizia sono i soliti: non aprire mail sospette o non attese (in teoria se uno fa un acquisto su internet, lo sa e non ha bisogno quindi di ricevere ulteriori notifiche via mail), fare una copia d’emergenza di tutto il contenuto del proprio computer. Si chiama backup. 

E soprattutto bisogna tenere sempre aggiornato il sistema del computer e avere un buon antivirus. Anche in questo ultimo caso la tempestività sugli aggiornamenti è fondamentale perché le insidie sono sempre dietro l’angolo e proliferano col passare dei giorni. La maggior parte degli «estorsori», come raccontava l’Economist nel suo penultimo numero, arriva dalla Russia. Solo in Australia è stato stimato che a dicembre sono stati infettati 16mila computer. Per il pagamento del riscatto i cyber-estorsori chiudono di utilizzare canali non tracciabili. E in molti casi il pagamento del riscatto è stato chiesto in Bitcoin, la moneta elettronica nata nel 2009. Occhio alle mail «sospette» dunque.

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