Allegri e Agnelli
Allegri e Agnelli

Torino, 4 giugno 2021 - La conferenza stampa d'addio a Fabio Paratici, che dopo 11 anni lascia la Juventus, è stata l'occasione per il presidente Andrea Agnelli per tracciare un bilancio dell'annata appena andata in archivio e per parlare dei cambiamenti che stanno caratterizzando i bianconeri, a cominciare dall'avvicendamento fra Andrea Pirlo e Massimiliano Allegri alla guida della squadra. "Ci tengo a ringraziare Pirlo e suoi assistenti Baronio, Tudor, Gagliardi, Bertelli. Spesso in questi mesi ho letto di fallimento Juve: se nell'anno in cui sbagliamo vinciamo due trofei e conquistiamo l'accesso alla Champions, siamo disponibili a sbagliare un anno ogni tanto. Da questa annata dobbiamo riuscire ad imparare dagli errori che sono stati commessi da parte di tutti". 

Il ritorno di Allegri

Ora però inizia un nuovo capitolo: quello targato Allegri, con anche delle novità a livello manageriale. "Quello che mi piace sono la grinta, la determinazione e la voglia di Massimiliano nel ributtarsi in questa avventura. Sarà, come abbiamo annunciato, un percorso di lunga programmazione continua, quindi di questo siamo tutti estremamente felici - le parole di Agnelli - Ci sono state tante speculazioni su quello che sarà l'aspetto dell'area sportiva e quando la riorganizzazione sarà completata ci rivedremo sicuramente in una nuova conferenza stampa. Nel frattempo quello che vedo è grande passione e determinazione in Federico Cherubini, ma d'altronde il suo lavoro è il suo impegno sono doti che io, Pavel (Nedved, nda) e Paratici abbiamo conosciuto in tutti questi anni". 

"Superlega come grido d'allarme"

Non poteva poi mancare un commento su quelli che sono gli sviluppi legati al tema Superlega. "La Superlega non è mai stato un tentativo di colpo di stato ma più un grido disperato d'allarme per un sistema che si indirizza verso l'insolvenza. Da subito i club hanno cercato un'interlocuzione con la Uefa: la risposta è stata di totale chiusura, con termini offensivi, e si è concretizzata in minacce di esclusione di soli tre club, diffuse con metodi arroganti e indebite pressioni. Queste minacce sono continuate e portate avanti in totale spregio di un provvedimento del tribunale di Madrid e in pendenza di un giudizio alla Corte Ue. Non è con questi comportamenti che si riforma il calcio, so che per fortuna non tutti in Uefa la pensano così. Le basi della nostra proposta sono quelle, ma il desiderio di dialogo con Uefa e Fifa è immutato. Quasi tutti gli stakeholders ritengono che il calcio vada riformato, chi fa proposte viene demonizzato. Juventus, Real Madrid e Barcellona sono intenzionati a portare avanti le proprie proposte, anche in solidarietà con chi ha dimostrato paura nell'aderirvi". 

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