Graziano Delrio e Maurizio Martina (Ansa)
Graziano Delrio e Maurizio Martina (Ansa)

Roma, 7 giugno 2018 - Tradizionalmente, la differenza tra gli interventi del premier alle due Camere si misura in sfumature. In questo caso, si tratta di nuance significativa: parlando a Montecitorio per incassare la fiducia (350 sì, 236 no e 35 astenuti) Conte modifica i toni sulla Ue: "Tratteremo a muso duro in Europa per negoziare una progressiva discesa del debito". Dietro l’irrigidimento, difficile non sospettare pressioni della Lega che, in Senato, non aveva nascosto insoddisfazione per un certo ‘lassismo’ del professore, che ora promette di imporre il suo punto di vista anche domani al G7 in Canada: "L’Italia si farà rispettare". Per il resto, non si discosta dal contratto di governo e dunque dalla traccia dell’altro ieri, che condisce con precisazioni sulle banche ("rivedremo i provvedimenti sul credito cooperativo e le popolari"); sulla buona scuola ("ci sono criticità, ma come per l’immigrazione non arriviamo per stravolgere") e un attacco all’Anac ("prevenga di più") che genera lo ‘stupore’ dell’Agenzia anticorruzione.

LE GAFFE - E poi, qui e lì sparge gaffe: "Sappiamo che oltre il programma, esiste la Costituzione". Bocciando come "manichea" la divisione tra giustizialisti e garantisti, parla di presunzione "di colpevolezza" non d’innocenza. E non trattiene battute che scatenano urla dall’opposizione: "Le vostre interruzioni dimostrano che ognuno ha il proprio conflitto d’interesse". Ancora: "Sono addolorato per l’attacco al congiunto del presidente Mattarella". Devi studiare, la gelida replica di Graziano Delrio: "Era il fratello Piersanti".

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Neanche le minoranze cambiano atteggiamento. Il Pd affonda il coltello con il suo capogruppo: "Tutti i grandi dittatori lo fanno in nome del popolo. Presidente, non faccia il pupazzo nelle mani dei partiti". Forza Italia boccia un programma "intriso di populismo e giustizialismo", per citare Gelmini. Che domanda a Salvini di "sanare la frattura a destra" e non promette "sconti". Ancorché qualcuno preveda che la concessione della delega per le telecomunicazioni ad una figura amica potrebbe ammorbidire Berlusconi.

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Al momento, non sono gli avversari la minaccia per il governo, bensì le tensioni tra i partner che Salvini sembra mettere in scena in maniera plastica quando – nel bel mezzo delle dichiarazioni di Conte – se ne va dall’Aula in direzione di Brindisi per un comizio. Forse un dispettuccio, forse un segnale. Di certo, c’è una divaricazione strategica con i grillini: tanto è placido Di Maio, che incassa bene pure il velenoso appoggio di Sgarbi («i suoi attacchi portano voti), quanto è frenetico il leghista che vuole capitalizzare il ruolo di governo per le Europee del prossimo anno. Così, insiste sulla necessità di far presto per "smontare" la riforma Fornero e mettere in cantiere la flat tax . I pentastellati sono più tranquilli, puntano a una campagna di lungo periodo, non a una guerra lampo. Dice Conte: "Siamo pronti a lavorare per migliorare la vita degli italiani". Ma vuole tempo: "Non chiedeteci ora dettagli". Nè agende precise. "Puntiamo a fare poche leggi, fatte bene, senza correre", sottolinea il ministro per i rapporti con il Parlamento, Fraccaro.

Un tiro alla fune destinato a provocare incidenti. Anzi: già li produce. Dopo l’apertura alla Russia, arriva il richiamo dalla Nato: "Va bene il dialogo con Mosca – avverte il segretario generale, Jens Stoltenberg – ma le sanzioni sono importanti". E il clima di Piazza affari, che parte male per poi riprendersi, dà il senso della giornata.

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