La paura del contratto
La paura del contratto

Milano, 18 maggio 2018 -  Ecco il contratto di governo Lega-5 Stelle nella versione definitiva, che, alla fine dell’ultima giornata di trattative tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, contiene nuove sezioni dedicate al Mezzogiorno e alla ricostruzione post-terremoto, mentre sono scomparse le proposte-bomba su uscita dall’Euro e cancellazione di parte del debito pubblico in mano alla Bce.

Contratto di governo, via alla votazione online

Sono 58 pagine articolate in trenta capitoli, a loro volta suddivisi in sotto-capitoli. Ed è questo il testo sul quale da stamattina sono chiamati a votare i militanti e gli iscritti grillini, mentre domani sarà la volta della chiamata al voto degli elettori leghisti (e non solo) nelle piazze italiane. Ma vediamo, in sintesi, il senso dell’operazione.

 Una scommessa in piena regola sul fronte della politica economica. Ma anche un mezzo azzardo su quello dei rapporti internazionali e delle relazioni con l’Unione europea. Una robusta stretta in materia di immigrazione per ingressi, rimpatri, respingimenti. E una virata senza precedenti recenti per sicurezza e giustizia con toni da «legge e ordine».

Dunque, tra bozze smentite, rivedute e corrette e versioni aggiornate e sbianchettate, in quel che sarà il contratto di governo tra Lega e 5 Stelle si ritrova quella miscela di temi, slogan e formule che caratterizzano da anni la constituency dei due partiti-movimenti. Il tutto condensato in un equilibrio che per molti versi vede, più che un compromesso, il sovrapporsi capitolo per capitolo delle bandiere di leghisti e grillini.

Sicché, al dunque, reddito di cittadinanza e flat tax si sommano. Salario minimo e superamento della riforma Fornero, a loro volta, si giustappongono. Giustizialismo e difesa dell’identità nazionale (all’insegna del primi gli italiani e di una sorta di stop all’Islam) si aggiungono alla legittima difesa allargata e al giro di vite per fermare l’immigrazione.

Qualche tendenza no vax, anche solo accennata, e lo smatellamento della «buona scuola» finiscono per dare un ulteriore tocco identitario all’operazione.

E se è vero che almeno nell’ultimo testo di accordo in circolazione non compare più l’uscita dall’Euro e la cancellazione dei 250 miliardi di euro di debito con la Bce, è altrettanto vero che non per questo vengono meno indicazioni nette sulla rinegoziazione della nostra partecipazione all’Unione europea. Così come anche la spinta allo sforamento dei limiti di deficit per finanziare quella che viene indicata come «politica anticiclica».

Né è da meno la direttiva messa nero su bianco di un cambio della politica estera nei confronti della Russia dietro lo sloga del «via le sanzioni».

Non c’è dubbio, insomma, che il contratto Lega-5 Stelle per come si va configurando segna una svolta rilevante rispetto alla continuità sostanziale degli ultimi venticinque anni. Ma, nondimeno, rimane ampiamente una scommessa (a cominciare dalle coperture finanziarie) tutta da verificare.

 Trattativa Lega-M5s 

Governo, Salvini: "Il premier? Né io né Di Maio" 

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