Roma, 14 maggio 2018 - "Buonasera presidente, siamo pronti a riferire su tutto". "Grazie onorevole Di Maio, le faccio sapere". Clic.
La telefonata di Luigi Di Maio, leader dei 5Stelle, arriva a fine serata. La giornata è stata faticosa per entrambi: Mattarella ha celebrato la festa nazionale degli Alpini, accolto da ovazioni che dimostrano quanto sia amato e popolare, e poi ha presenziato a un concerto in onore dello Stato di Israele. Di Maio ha fatto a braccio di ferro con Salvini sul governo. La comunicazione è brevissima (dura 23 secondi), il tono è gentile, Mattarella replica cortese, ma secco, forse seccato. Di Maio non anticipa il nome del premier quindi, a ieri sera, il Colle si è fatto delle idee, ma non sa nulla di più preciso. Lo scoglio, si sa, è questo. 

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Al capo dello Stato, peraltro, va anche bene che il nome del futuro presidente del Consiglio che lui, in base all’articolo 92 della Costituzione, nomina, non venga fornito come un grazioso gossip, ma che venga pronunziato nel corso di un incontro formale. Ma, al Quirinale, si respira da giorni un’aria attonita per i modi di due leader che già hanno chiesto (e ottenuto) tempo al di fuori del rito delle consultazioni e che ora tengono il nome del premier segreto manco fosse il terzo mistero di Fatima. "Ci hanno detto che sono pronti a riferire su tutto. Punto e basta. Il nome non lo sappiamo", tagliano corto al Colle.

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Ora però la palla torna al Quirinale, dove ieri si è voluto ignorare, volutamente, l’attacco sferrato dal leader di Fd’I, Giorgia Meloni, che continua a chiedere un incarico di governo per il centrodestra fuori tempo massimo e recrimina sul perché Mattarella non lo abbia concesso (la risposta è stata già data: non avrebbe avuto i numeri). Il Quirinale ha convocato i gruppi parlamentari di M5S e Lega per oggi pomeriggio, rispettivamente alle 16.30 e alle 18. Non si tratterà di consultazioni formali (non verrà, cioè, riaperto lo studio alla Vetrata) perché saliranno al Colle, nello studio personale del presidente, solo Lega e M5S, ma è come se lo fossero

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Quando Di Maio e Salvini faranno il fatidico nome del premier, Mattarella ne valuterà il peso e, se non avrà nulla da eccepire, il segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti, leggerà il comunicato di rito: "Il signor X è stato convocato per le ore tot al Quirinale".
Solo dopo questo incontro faccia a faccia, Mister X diventerà il presidente del consiglio incaricato: accetterà l’incarico con la consueta formula della «riserva» che scioglierà solo dopo aver fatto, a sua volta, le sue personali consultazioni. Poi tornerà al Quirinale, scioglierà la riserva e Mattarella gli conferirà l’incarico. Ma – passaggio non da poco che il Capo dello Stato, citando Einaudi, ha voluto sottolineare – la lista dei ministri, in base all’articolo 92 della Costituzione, verrà vagliata con scrupolo e attenzione e, in caso di dubbi, potrà depennare nomi poco graditi, specie nelle caselle considerate chiave (Esteri, Difesa, Interni ed Economia). Solo allora, il nuovo governo potrà giurare e, entro dieci giorni, presentarsi davanti alle Camere per la fiducia.