Milano, 14 maggio 2018 - Il governo Salvini-Di Maio è quasi pronto, tanti passi in avanti sul programma ormai quasi definito, ma manca un particolare. Fondamentale: il nome del presidente del Consiglio. Un premier che non sarà un tecnico, come hanno precisato i leader di Lega e 5 Stelle al termine di un incontro nello studio del commercialista Buffagni, a pochi passi dal Pirellone. Cadono quindi le possibilità di arrivare a palazzo Chigi per Bernabè, Tabellini, Massolo, Giovannini e Belloni.

ll primo ministro sarà un politico e, messi da parte per i loro veti reciproci gli stessi Salvini e Di Maio, non è che restino molte possibilità. Per il Carroccio c’è l’inossidabile Giorgetti, il vero Richelieu di via Bellerio, uomo di grande esperienza, molto stimato anche dal Quirinale e da quasi tutti i partiti per le sue grandi doti relazionali e di mediazione. In casa M5S un nome che viene speso è quello di Riccardo Fraccaro, attuale Questore della Camera vicinissimo a Di Maio. Un uomo del nord molto stimato anche dalla Lega che per volontà del leader M5S sarebbe diventato presidente della Camera se Forza Italia non si fosse impuntata.

L’ipotesi più gettonata è proprio un ticket fra loro due: Fraccaro premier e Giorgetti sottosegretario a palazzo Chigi con ampie deleghe. Una soluzione che, visto il livello di fedeltà assoluta nei confronti dei rispettivi leader, non renderebbe necessaria la nomina di Di Maio e Salvini come vicepresidenti del Consiglio. A quel punto i due potrebbero dedicarsi senza problemi rispettivamente agli Esteri e all’Interno e, di fatto, guidare il governo per interposta persona.

Ma non è affatto detto che questa soluzione possa superare il vaglio di Mattarella che potrebbe insistere e riproporre la sua prima scelta per Palazzo Chigi: Sabino Cassese. Fatto sta che ieri al termine di una fitta giornata di trattative, Lega e M5S hanno informato il Colle. A comporre il numero è stato Di Maio, a rispondere il segretario generale Zampetti.

Una telefonata durata meno di 30 secondi in cui è stato informato il Quirinale che Lega e 5 Stelle sono pronti a riferire sul buon esito della trattativa, sia sul programma che sulla guida dell’esecutivo, senza però fare nomi. Già oggi, in quello che si annuncia come l’ultimo e decisivo round di consultazioni, dovrebbero essere ricevuti come azionisti della maggioranza che governerà il Paese. Prima della telefonata al Colle, gli sherpa avevano già quasi ultimato il contratto risolvendo nodi anche difficili come il superamento della Fornero, il salvataggio dell’Ilva e la compatibilità tra flat tax e reddito di cittadinanza.

Si rivedranno nel primo pomeriggio a Roma anche perché manca ancora il via libera su temi non proprio secondari: le grandi opere, l’atteggiamento da tenere con l’Europa e il rapporto con le banche. Ma il lavoro è a quasi terminato. Sono pronti a ricoprire incarichi di primissimo piano Fioramonti o Bagnai in lizza per l’Economia, uno tra la Bongiorno e Bonafede alla Giustizia. Laura Castelli, l’unica donna presente al tavolo del contratto, in odore di diventare ministro dello Sviluppo in alternativa a Armando Siri. Gian Marco Centinaio al neonato ministero del Turismo e delle Politiche regionali fortemente voluto dalla Lega. All’Agricoltura, ballottaggio tra il responsabile di settore del Carroccio Candiani e Alessandra Pesce per il M5S. Oggi sul nascituro governo giallo-verde ne sapremo certamente di più.

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