Elezioni 2018, Matteo Renzi presenta le liste del Pd (Lapresse)
Elezioni 2018, Matteo Renzi presenta le liste del Pd (Lapresse)

Roma, 27 gennaio 2018 - "Non è tempo di polemica, le liste sono piene di buone candidature". Matteo Renzi presenta così i candidati per le elezioni 2018 al termine di una giornata segnata dalla spaccatura con la minoranza, che non ha votato le liste. "Tutte le cose lette in questi giorni circa le candidature approvate stanotte, ci hanno portato a dire che forse era meglio fare dei chiarimenti - spiega il segretario dem -. Abbiamo messo la migliore squadra in campo per vincere le elezioni, con i più competenti e preparati a portare la fiaccola della speranza accesa in questi anni".

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Renzi spiega l'assenza di un nome come quello di Claudio De Vincenti. "Abbiamo chiesto al ministro De Vincenti di candidarsi con noi. Probabilmente nella concitazione di questi giorni c'è stata un'evidente incomprensione - dice in conferenza stampa dalla sede del Nazaremo -. Evidentemente ci siamo capiti male perché ci ha risposto con un secco 'no' alla proposta che abbiamo avanzato. Ora si tratta di capire se esiste uno spazio con le rinunce". Smentisce poi scontri interni come ipotizzati dai media. "Giachetti e Cuperlo? Per entrambi abbiamo immaginato collegi in zone tradizionalmente nostre: Roberto ha accettato, Gianniha espresso una valutazione diversa ma non c'è alcuna polemica nè ci sono discussioni", ci tiene a sottolineare Renzi.

Il leader democratico assicura che il partito è con lui ("assolutamente sì", risponde ai giornalisti) e snocciola alcuni nomi: "Lucia Annibali nel collegio di Parma, la città che la ha adottata, ed in alcuni multinominali"; "Teresa Bellanova sarà candidata contro D'Alema nel suo collegio, spero che poi si chiamerà collegio di Bellanova"; Marco Minniti che dovrà fare doppio lavoro candidato nell'uninominale a Pesaro e al proporzionale a Venezia e Salerno".

"Il simbolo dei nostri candidati si chiama Paolo Siani correrà nella sua Napoli e sarà la novità più bella di questa campagna elettorale", prosegue presentando il fratello del giornalista ucciso dalla camorra nel 1985. Confermato anche il premier Paolo Gentiloni, che "sarà candidato a Roma 1 e anche nel plurinominale nelle Marche e a Catania", mentre "il maestro di strada Marco Rossi Doria nel San Lorenzo a Napoli". Tra i big del partito il ministro Dario Franceschini sarà in campo nella sua Ferrara ("ma avrà la responsabilità di guidare anche altrove la propria lista"), Cesare Damiano invece correrà nel collegio di Terni ("una delle realtà in cui maggiore è la difficoltà del mondo occupazionale e difficoltà legate alla tradizionale area di sinistra del partito"). "Riccardo Illy si mette in gioco senza paracadute al Senato a Trieste", aggiunge poi Renzi.

E poi la volta di due componenti del governo i cui nomi sono molto circolati negli ultimi giorni. "Maria Elena Boschi sarà candidata in diversi collegi e territori dove ha potuto lavorare nell'attività di governo. Anche a Taormina dove ha lavorato all'organizzazione del G7", dice il segretario del Pd. Quanto al ministro dell'economia, "abbiamo deciso di prendere di petto la questione delle banche anche nella campagna elettorale, candidando Padoan a Siena - prosegue-.  Siccome riteniamo di aver salvato correntisti e lavoratori, che avrebbero perso tutto, abbiamo detto: sapete che c'è? Prima che parta l'ennesima polemica scegliamo un terreno, quello più ostico, Siena, e candidiamo il professor Pier Carlo Padoan". 

Il segretario poi replica anche al ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che su Twitter aveva criticato alcune esclusioni eccellenti. "Quando vai a chiudere un elenco di persone con meno spazi di prima c'è sempre amarezza e dispiacere ma è fisiologico e umano il ricambio e il cambiamento. Vediamo cosa succederà nelle prossime ore, se qualcuno rinuncerà". Quindi l'appello anche alla minoranza: "Conto sul sostegno di tutto il partito". "Ci sono polemiche , ma ci sono sempre quando ci stanno i no. Alla fine ci sono da fare le elezioni. Il clima sta cambiando e possiamo portare risultato". "Non c'è stato nessun veto, noi abbiamo subito dei veti nel 2013 ma non ne abbiamo messi nel 2018", prosegue e ribadisce: "Abbiamo messo dei candidati in grado di vincere. Non è tempo di polemiche come dice Orlando. E io sono d'accordo".

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Infine uno sguardo agli avversari: Forza Italia, Lega, M5s. "Sto ancora aspettando chi voleva fare i duelli in tv. Se Di Maio ha tempo siamo pronti al confronto su tutto - attacca -. Il capo politico della Lega si chiama Salvini, aveva detto che si presentava nel mio collegio, ancora sto aspettando. Lo aspetto in tv, lo stesso per Berlusconi. Dico a lui, se ha voglia di togliersi lo sfizio, gli ricordiamo che lui, non io, ha firmato il Trattato di Dublino", conclude Renzi.

LE REAZIONI - E se fonti orlandiane fanno sapere che al contrario di quanto dice il segretario "ci sono stati veti e mortificazioni che potevano essere evitate" ("Renzi non ha fatto come Bersani nel 2013, perché ha fatto molto peggio"), diversa è la reazione di Claudio De Vincenti. "Ringrazio Matteo Renzi per le parole usate nei miei confronti durante la conferenza stampa. Parole che mi hanno fatto molto piacere, anche perché chiariscono che l'incomprensione è ormai alle nostre spalle", dice il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno.

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