Il ministro della giustizia Andrea Orlando nella sede del Pd (Ansa)
Il ministro della giustizia Andrea Orlando nella sede del Pd (Ansa)

Roma, 27 gennaio 2018 - Verso le 4 del mattino la direzione del Partito democratico ha approvato le liste per le politiche. Ma la minoranza non ha partecipato al voto. Andrea Orlando aveva chiesto un'ora di tempo per valutare i nomi ma la richiesta è stata respinta e gli esponenti delle minoranze che fanno capo a Orlando, Gianni Cuperlo e Michele Emiliano hanno lasciato la direzione in dissenso. E in mattinata arrivano critiche, via Twitter, anche dal ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. "Qual è il senso di non candidare gente seria e preparata, protagonista di tante battaglie importanti come De Vincenti, Nesi, Rughetti, Tinagli, Realacci, Manconi - scrive Calenda -. Spero che nelle prossime ore ci sia un ravvedimento operoso. Farsi del male da soli sarebbe incomprensibile".

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ORLANDO - "Sono d'accordo con il segretario quando dice che questa è una battaglia di grandissima importanza. Aggiungo che andrebbe preparata meglio anche dal punto di vista del metodo", ha detto Andrea Orlando alla direzione del Pd. "Nessun braccio di ferro tra minoranza e maggioranza del partito", ha sottolineato. "Le minoranze conoscono in questo momento le liste che sono proposte a questa direzione. Il tempo non è in alcun modo ascrivibile a un nostro ruolo ostruzionistico: questo si è voluto far passare. Conosciamo per la prima volta nomi su cui potevamo riflettere. Penso si sia persa l'occasione di fare un lavoro insieme e si è persa l'occasione di costruire le condizioni di una pluralità". E ha concluso: "Non siamo nelle condizioni di pronunciarsi sui nomi che ci sono stati proposti". 

Oggi il ministro della Giustizia rincara: "Ho appreso dove ero candidato ieri sera alla presentazione delle proposte di candidature". E aggiunge: "È questa la ragione  per cui avevamo chiesto una sospensione per poter valutare delle proposte che non conoscevamo. Comunque credo che non sia il momento di fare polemica. Ognuno deve fare le scelte che ritiene più giuste ma complessivamente dobbiamo iniziare a fare la campagna elettorale".

RENZI - Matteo Renzi ha commentato: "Questa è una delle esperienze peggiori, una delle esperienze più devastanti dal punto di vista personale. Il lavoro che abbiamo fatto sulle liste ci ha visto mettere il cuore e questo vuol dire conoscere l'amarezza per chi è rimasto fuori. Da domani mattina dobbiamo fare una grande battaglia perché la squadra avversaria è impegnativa e forte ma meno forte di noi". 

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LE LISTE (ventiquattro ore per i ricorsi) - Matteo Renzi correrà nel collegio Firenze 1 Camera e nei listini di Umbria e Campania. Paolo Gentiloni nell'uninominale a Roma, nel plurinominale nelle Marche e in Sicilia.
Beatrice Lorenzin per la Camera a Modena, mentre a Riccardo Nencini viene affidato il difficile collegio di Arezzo, per il Senato.
Conferme tra i renziani e alcune new entry. Nelle liste ci sono il costituzionalista Stefano Ceccanti e il portavoce di Gentiloni, già portavoce di Renzi, Filippo Sensi. Roberto Giachetti sarà all'uninominale in Toscana, a Sesto Fiorentino. Lucia Annibali, l'avvocatessa sfregiata dall'acido, nell'uninominale a Parma. In Campania in lista c'è il nome di Franco Alfieri. Confermata la candidatura del presidente del gruppo S&D Gianni Pittella e di Maria Elena Boschi nel collegio di Bolzano. 

In Campania sarà candidato Giuseppe De Mita, nipote di Ciriaco. Benedetto Della Vedova a Prato. Gianni Cuperlo a Sassuolo, Gianni Pittella a Potenza. Lotti a Empoli per la Camera, Padoan a Siena per la Camera, Delrio a Reggio Emilia per Montecitorio, Franceschini a Ferrara, Fedeli al Senato a Pisa. Mentre Minniti correrà a Pesaro. Quanto agli alleati Pd della lista Civica e Popolare, la direzione ha dato l'ok alla contestata candidatura a Bologna per il Senato di Pier Ferdinando Casini. Via libera anche alla candidatura di numerosi giornalisti: Tommaso Cerno, Federica Angeli e probabilmente anche Claudio Cerasa. In lista anche l'ex presidente della Basilicata Vito De Filippo. 

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