Neil Young
Neil Young

New York, 5 agosto 2020 - Il cantautore canadese Neil Young ha deciso di fare causa ai responsabili della campagna presidenziale di Donald Trump per avere utilizzato in modo illegittimo due sue canzoni nel corso dei comizi che il presidente sta tenendo in vista delle prossime elezioni. I brani in questione sono 'Rockin' in the Free World' (1989) e 'Devil's Sidewalk' (2003). Il ricorso al tribunale è l'atto finale di una vicenda che va avanti dal 2015, da quando cioè Young ha iniziato a lamentarsi che i suoi brani fossero sfruttati da Trump, che lui non sostiene in alcun modo dal punto di vista politico. Siccome le sue proteste sono rimaste inascoltate, si è arrivati al coinvolgimento degli avvocati.

Neil Young contro Donald Trump

In base a quanto si legge nelle carte giudiziarie ottenute dalla stampa, la causa "non deve essere intesa come una mancanza di rispetto nei confronti dei diritti e delle opinioni dei cittadini statunitensi, che sono liberi di sostenere il candidato che preferiscono. Ciononostante il ricorrente, in piena coscienza, non può consentire che la sua musica sia utilizzata come colonna sonora di una campagna politica divisiva, antiamericana e improntata all'ignoranza e all'odio". Ora la parola passa agli avvocati e ai giudici del tribunale federale di New York, dove l'istanza è stata depositata. Non è dato sapere se la causa giungerà a sentenza, oppure si arriverà a un patteggiamento. In ogni caso, Neil Young è partito a testa bassa e chiede il massimo della pena pecuniara prevista per violazione del copyright.

Le canzoni utilizzate illegalmente

Un aspetto curioso di questa vicenda è che i brani utilizzati nel corso della campagna di Donald Trump non sono molto in linea con ciò che il presidente sostiene politicamente e che piace ai suoi elettori.
'Rockin' in the Free World' (1989) parla di senzatetto, terrorismo e questioni ambientali e implica una decisa critica alle politiche dell'allora presidente repubblicano George H. W. Bush. 'Devil's Sidewalk' (2003) mette invece in scena una sorta di dialogo fra un vecchio marinaio disilluso che cerca di evitare "le strade dell'odio dove il diavolo si nutre" e una giovane che ancora crede nell'amore e "nell'agire quando le cose volgono al peggio". Temi e sensibilità che, appunto, hanno poco a che fare con quelli di Donald Trump.

Neil Young è la punta dell'iceberg

Non è la prima volta che un musicista si lamenta con un politico per l'uso improprio delle sue canzoni, anzi è una diatriba che va avanti da decenni. Pochi giorni fa, a fine luglio, star come Lorde, Sia e Mick Jagger hanno firmato una lettera aperta nella quale chiedono ai partiti politici di ottenere i diritti all'uso dei loro brani musicali nel corso di raduni e comizi, invece che diffonderli dagli altoparlanti senza alcun permesso. "È l'unico modo", scrivono, "per proteggere i candidati da rischi legali, polemiche pubbliche non necessarie e dal pantano morale che deriva dall'implicare falsamente il supporto di un artista o distorcere la sua voce in un contesto nel quale la posta in gioco è così alta", visto che si parla di democrazia e valori.

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