Roma, 14 giugno 2018 - Quanto si guadagna in Italia? Dipende da dove si sta. Dagli stipendi dei lavoratori dipendenti l'Istat traccia la mappa del Paese a due (e più) velocità: "Al Nord nel 2016 il reddito medio lordo di un lavoratore dipendente è stato di circa 24.400 euro contro i 16.100 euro di un lavoratore del Mezzogiorno - rivela l'istituto di statistica -  con una differenza di oltre 8mila euro annui". Le retribuzioni sono cresciute ma con velocità diverse: "il divario iniziale, che nel 2009 misurava 6.300 euro a vantaggio del Nord sul Mezzogiorno, si è quindi notevolmente accentuato. Un esempio? Il reddito da lavoro dipendente nella provincia al vertice della classifica, Milano, è circa due volte e mezzo quello della provincia più indietro, Vibo Valentia.

Oltre che ampia, la differenza tra le aree del Paese è netta: le prime 22 province in termini di reddito da lavoro dipendente sono tutte del Nord, ad eccezione di Roma che è terza in Italia con 23.300 euro circa, dopo Milano (29.600 euro circa) e Bologna (25.600 euro circa). E nessuna provincia del Centro o del Nord occupa la coda della distribuzione, in cui invece si concentrano tutte le province della Calabria e della Campania tranne Napoli, Foggia, e Lecce per la Puglia, Matera in Basilicata, Trapani, Messina, Agrigento, Enna e Ragusa in Sicilia, le province sarde di Sassari e Nuoro.

Differenze si osservano anche all'interno delle aree, in particolare nel Nord-ovest e al Sud della Penisola, con intervalli che vanno dai 29.600 euro lordi di Milano ai 16.700 circa di Imperia, dai 19.600 di Chieti ai 12.100 di Vibo Valentia.

PENSIONI  - Le differenze territoriali si fanno meno marcate guardando all'importo medio annuo delle pensioni, pari a circa 17.700 euro lordi in Italia nel 2015, più elevato al Centro (18.800 euro circa) e più basso al Mezzogiorno (15.600 euro circa). La differenza si è accresciuta di poco negli ultimi anni, data la minore dinamicità di questa fonte di reddito che, rispetto al 2011, è cresciuta di appena l'1,1% sia in media nazionale che ripartizionale.

La graduatoria delle province è compresa tra il massimo di Roma (21.500 euro circa) e il minimo di Crotone (13.500 euro circa). Il netto divario Nord-Sud è confermato dalla distribuzione provinciale: nella coda della distribuzione si trovano soltanto province del Mezzogiorno, ad eccezione di Fermo (14.600 euro circa), nella parte più alta soltanto province del Nord e del Centro. Tuttavia si riscontrano differenze particolarmente ampie tra le province del Nord-ovest, comprese tra il massimo di Milano (21.300 euro circa) e il minimo di Imperia (16.000 euro circa).

Nel 2015 il 10,7% dei pensionati italiani non supera i 500 euro lordi mensili, una quota in lieve diminuzione rispetto al 2011 (-0,6 punti percentuali) e quasi doppia nel Mezzogiorno (15,3%) rispetto al Nord (7,9%). Tra le province il divario è molto più ampio: in testa alla graduatoria si trovano le piemontesi Biella, Novara, Vercelli, con quote intorno al 6%, in coda Agrigento e Crotone, con una incidenza più che tripla (19%).

GIOVANI SENZA LAVORO NE' STUDIO - L'Istat rileva poi che nel 2016, in media il 24,3% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non ha lavorato né studiato. Il report sulle 'misure del benessere equo e sostenibile dei territorì', i  cosiddetti Neet ('not in education, employment or training') "sono il 17% al Nord, il 20,4% al Centro e il 34,2% nel Mezzogiorno, con evidenti differenze tra le province di tutte le aree geografiche", raggiungendo valori tra i più elevati "nelle città metropolitane di Palermo (41,5%) Catania (40,1%), Messina (38,5%), Napoli (37,7%) e Reggio Calabria (36,8%)".

SPERANZA DI VITA - Anche la speranza di vita varia a seconda della residenza. Il dato a livello nazionale per il 2016 è di 82,8 anni, ma tra Nord e Sud c'è differenza di un anno, che "si amplifica fino a 3,4 anni tra la provincia di Caserta (80,7) e il territorio della città metropolitana di Firenze (84,1)". In particolare il profilo del Nord-ovest è articolato: "da una parte Lombardia e Liguria, su livelli medio-alti, dall'altra Piemonte e Valle d'Aosta, dove molte province si collocano nella coda della distribuzione nazionale insieme a quelle più svantaggiate del Mezzogiorno".