Navi portacontainer al largo del porto di Los Angeles (Ansa)
Navi portacontainer al largo del porto di Los Angeles (Ansa)

Roma, 6 ottobre 2021 - Dal rovinoso blocco di Suez – era marzo – al metano alle stelle ma anche al salmone norvegese "che potremmo far fatica a comprare a Natale. Veramente faticheremo a trovare un po’ di tutto, questa è la prospettiva. In particolare i generi alimentari deperibili, i più delicati. Non serve scomodare la frutta esotica". Ivano Russo, direttore generale Confetra - Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, 110mila imprese rappresentate, 80mila di trasporto via gomma - prende la storia da molto lontano per spiegare come per le feste quest’anno le consegne di molti prodotti potrebbero essere a rischio. Ma cosa c’entra l’incaglio della nave Ever Given? C’entra perché "le cose non rientrano così facilmente". E da quel momento "si è messa in moto una tempesta perfetta che ha stressato tutta la catena della  logistica". Guardandosi attorno: nella Gran Bretagna delle code ai distributori, dell'effetto panico e dei soldati autisti di autocisterne messi in campo dal premier Johnson, c'è chi ha immaginato proprio questo, l'incubo degli scaffali vuoti. Mentre sono già in crisi gli allevamenti di maiali

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I motivi della crisi

"La logistica – è l’analisi del numero uno Confetra – in questo momento non mi pare in grado di reggere i volumi soliti di traffico. Natale è la stagione del picco, importiamo ed esportiamo almeno 100 milioni di tonnellate di merci sulle 480 annuali. Le cause di questo stress? Intanto l’aumento del prezzo delle materie prime, a partire da metano e benzina. Poi i costi dei noli, prima della pandemia da Covid-19 dalla Cina all’Europa bastavano 1.300 dollari, ora ne servono 13mila. Ancora la carenza cronica di autisti del settore autotrasporto, in Polonia si calcola che ne manchino 40mila, in Francia la metà. In Italia per ora siamo a una carenza di 5mila camionisti, anche se nelle nostre previsioni in un biennio arriveremo a 17mila. Tutte queste cose stanno avvenendo insieme. I container ci sono ma nel posto sbagliato. Perché la catena logistica funziona come un orologio svizzero. Invece con la pandemia e il blocco di Suez lo schema è completamente saltato. Con ore di coda nei porti, qui a Genova da dove sto parlando l’attesa è di almeno sei-sette ore.

I ritardi

Oggi "il 37% delle navi arriva in ritardo – fa sapere il direttore generale Confetra –. Facciamo un esempio: prima per coprire la distanza tra il porto di Shenzhen  e Genova ci volevano 45 giorni. Oggi bisogna aggiungerne 7-10 in più". Seguiamo allora il viaggio di una nave che dal principale centro industriale e tecnologico della Cina faccia rotta in Italia. "Nel porto d'arrivo - spiega Russo - iniziano tutte le procedure di sdoganamento e la parte amministrativa. Si aprono i contenitori e si fanno i controlli. Poi la merce viene caricata su camion e treni e inizia il suo viaggio verso la destinazione finale. Spesso i tir fanno tappa   nei magazzini e negli interporti dove si fa un ulteriore stoccaggio della merce. Infine, c'è la cosiddetta 'consegna dell'ultimo miglio'.  Con la pandemia e il blocco di Suez si è interrotta questa perfetta sincronia".