Roma, 2 ottobre 2021 - Fare un pieno di metano per auto costa  il doppio. Il prezzo del carburante fino a ieri più conveniente è ormai alle stelle: in alcune zone d’Italia si paga due euro al chilo. Lo conferma Massimo Monti di SprintGas, azienda di Bologna che distribuisce il metano per autotrazione. Spiega: "Dall’inizio dell’anno il costo della materia prima è più che triplicato. In questo momento  nei nostri impianti vendiamo il metano a 1.1 euro al chilo. Fino a qualche mese fa, eravamo a 0.90. Ma solo per compensare il differenziale del costo rispetto all’inizio dell’anno, dovremmo venderlo al doppio. E ci sono già operatori arrivati a quel prezzo". L’andamento rischia di mettere in crisi tutto il settore dei trasporti che usa questo carburante. 
Federmetano lancia l’allarme e chiede rimedi.

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"L’aumento repentino dei prezzi di mercato del gas ha spinto il suo valore verso cifre che nessuno avrebbe mai immaginato, costituendo una vera anomalia se consideriamo che dal 2005 a oggi il prezzo medio annuale del gas si è sempre attestato intorno ai 24,50 cents/smc - osserva in un comunicato l’associazione che riunisce più di cento imprese -. Questo certamente lascia ben sperare che, superate le attuali tensioni di mercato, i prezzi si riassestino sui valori normali".

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Federmetano

Resta però la "forte preoccupazione, poiché le conseguenze di tale andamento del mercato si abbattono sugli operatori del settore, imprenditori e lavoratori che rappresentano una eccellenza nazionale, e su una utenza che dimostra di avere una grande fiducia nel gas naturale per auto. Non a caso il consumo di CNG del 1° semestre 2021 è pari a +13% rispetto al semestre 2020. Un dato che, sommato al progressivo aumento del circolante a metano negli ultimi 5 anni – passato da 1,071 milioni di veicoli nel 2019 a 1,088 milioni nel 2020 – delinea un settore vitale che tanto ha da dare al Paese e ai cittadini". Tra le richieste:  applicare anche al metano per auto l’Iva agevolata al 5% prevista nel decreto salva-bollette.
"Questa escalation dei prezzi della materia prima gas mette in difficoltà un settore di eccellenza che presenta enormi opportunità di decarbonizzazione per l’Italia e per l’Europa – denuncia il presidente Dante Natali –. Nel nostro Paese sono in esercizio quasi 1500 stazioni di rifornimento di CNG: infrastrutture che alimentano il 2,1% del parco circolante nazionale, ossia mezzi che già oggi per il 20% si muovono a biometano, e che rappresentano un ponte verso la distribuzione e l’utilizzo dell’idrogeno”, ribadisce Dante Natali, presidente Federmetano.

Perché succede

Federmetano mette in fila alcuni dei motivi che hanno provocato l’aumento vertiginoso dei prezzi. La premessa è data  dalla liberalizzazione del mercato dai primi anni 2000, con il prevalere di logiche finanziarie che agiscono a livello mondiale. A questo si sommano "bassi livelli di stoccaggio nei siti europei dovuti a un inverno di lunga durata; ripresa dell’economia asiatica con grande richiesta di energia; le forniture  via nave dirottate verso l’Asia e in generale verso mercati disposti a pagare di più; tagli di forniture verso l’Europa dalla Russia a causa di manutenzioni programmate; ritardi nelle autorizzazioni per nuovi metanodotti di importazione". Tutte dinamiche, fa notare Federmetano,  "che avvengono a un livello ben superiore alle capacità di contrattazione degli imprenditori della distribuzione stradale e di chi li rappresenta". Gli operatori, è il messaggio, sono i primi ad essere preoccupati da quel che sta accadendo. 

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