Una volontaria prepara una dose del vaccino Johnson & Johnson
Una volontaria prepara una dose del vaccino Johnson & Johnson

Roma, 13 aprile 2021 - Rischio trombosi anche per il vaccino Johnson & Johnson. L'incubo vissuto per AstraZeneca si rimaterializza per il siero creato dalla Janssen. Tanto che la Fda americana, l'equivalente della nostra Agenzia del farmaco, ha chiesto di sospendere immediatamente le somministrazioni del vaccino dopo che si sono verificati sei casi di trombosi (su 6,8 milioni di dosi iniettate). Il ministero della Salute ha convocato una riunione d'emergenza, convocando Iss, Cts e Aifa, per capire cosa fare in seguito al più che probabile (per non dire quasi certo) stop statunitense. Ma cosa dicono gli esperti? Ecco i pareri degli scienziati più autorevoli.

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Fda: la cura standard può essere fatale

Il "problema" con le trombosi molto rare osservate in persone che si sono vaccinate con il siero anti-Covid di Johnson & Johnson è che "se uno somministra la terapia standard" che si usa in casi simili "il risultato può essere fatale", quindi è di vitale importanza che il personale medico "chieda se la persona si è vaccinata di recente". Lo spiega Peter Marks, direttore del centro per la ricerca e la valutazione biologica dell'Fda statunitense.

Burioni: J&J simile ad AstraZeneca

"Il vaccino Johnson & Johnson è simile a quello AstraZeneca, e simili purtroppo potrebbero essere anche gli effetti collaterali". Secondo Roberto Burioni, virologo dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, sarà "indispensabile una sorveglianza accurata e un'attenzione particolare alla comunicazione".

Vaccino J&J, lo stop Usa

Cdc: sicuri dopo un mese dalla dose

Per Anne Schuchat, vicedirettrice del Cdc Usa, il rischio di “trombosi è basso per chi ha ricevuto il vaccino da più di un mese. Chi invece si è vaccinato nelle ultime due settimane deve prestare particolare attenzione ad eventuali effetti collaterali, come fatica a respirare, mal di testa acuti o dolori addominali. In questi casi, chiamate subito il vostro medico”. 

Pani: non ripetere errori di AstraZeneca

Per Luca Pani, docente alla University of Miami ed ex direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco, l'Unione europea non deve commettere “lo stesso errore fatto con il siero di Oxford”. Per l'esperto non bisogna "sottovalutare che qui in Usa ci possiamo permettere una pausa: J&J rappresenta una quota minima degli attuali vaccini e circa 50 milioni di dosi di Moderna e Pfizer-BioNtech sono distribuite e non ancora somministrate". 

Galli: rischio trombosi molto basso

Secondo Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie Infettive dell'ospedale Sacco di Milano, lo stop Usa ha poco senso. “Sei casi di trombosi su quasi sette milioni di somministrazione di vaccino anti-Covid J&J sono un rischio molto basso. Quando si fa un esame diagnostico con mezzo di contrasto con il gadolinio, c'è una probabilità su un milione di morire. E le probabilità aumentano dai 3 ai 5 su un milione se si usa un mezzo di contrasto iodato. Cosa succederebbe se si bloccassero questi esami sulla base di tale rischio?”

Mastroianni: prematuro lo stop preventivo

Il direttore del Dipartimento di Malattie infettive del Policlinico Umberto I di Roma, Claudio Mastroianni, non è sorpreso dallo stop Usa. “Ce lo aspettavamo, visto che è una tipologia di vaccino molto simile ad AstraZeneca. Ma parliamo davvero di pochissimi casi su quasi 7 milioni di somministrazioni. Dobbiamo essere cauti nell'andare alle conclusioni, perché il panico non serve in una situazione come questa. Mi pare prematuro pensare a uno stop preventivo di qualcosa che ancora non abbiamo”.

Viola: speriamo di muoverci coordinati

"La Fda sospende in via precauzionale il vaccino J&J a causa di 6 eventi di trombosi in donne giovani. Anche Ema sta rivalutando i dati a disposizione per il vaccino J&J. Speriamo davvero che, almeno in questo caso, ci si muova tutti in maniera coordinata". Così Antonella Viola, immunologa dell'università di Padova.