Covid: i dati su decessi e terapie intensiva
Covid: i dati su decessi e terapie intensiva
Abbiamo quasi ottomila ricoverati in meno rispetto a un anno fa, 1.400 malati in meno nelle terapie intensive. Eppure ci risiamo. Torna l’allarme, gli ospedali scoppiano. Come se questo tempo fosse passato invano. Come se avere 28.365 ricoveri nel picco della prima ondata – è il bollettino del 25 marzo, 3.612 erano allora i pazienti nei reparti critici –, fosse peggio di ieri, con gli stessi numeri che scendono a 20.486 e 2.194. Il bollettino del 26 febbraio L'indice Rt regione per regione Eppure nell’ultima rilevazione ministeriale, otto regioni risultavano oltre la soglia...

Abbiamo quasi ottomila ricoverati in meno rispetto a un anno fa, 1.400 malati in meno nelle terapie intensive. Eppure ci risiamo. Torna l’allarme, gli ospedali scoppiano. Come se questo tempo fosse passato invano. Come se avere 28.365 ricoveri nel picco della prima ondata – è il bollettino del 25 marzo, 3.612 erano allora i pazienti nei reparti critici –, fosse peggio di ieri, con gli stessi numeri che scendono a 20.486 e 2.194.

Il bollettino del 26 febbraio

L'indice Rt regione per regione

Eppure nell’ultima rilevazione ministeriale, otto regioni risultavano oltre la soglia critica del 30% nell’occupazione di posti letto con malati Covid. Un dato che, ciclicamente, si ripete dall’inizio della pandemia, con variabili più o meno gravi. E si porta dietro altre conseguenze pesantissime. Perché, per evitare che gli ospedali vadano in tilt, si deve chiudere il Paese. Ieri una serrata totale, oggi blocchi più o meno chirurgici per tenere a bada quella percentuale. Un indicatore fissato dal ministero della Salute che stabilisce un’allerta.

Ma cosa abbiamo fatto in questo anno per governare l’ondata? Intanto: prima della pandemia avevamo quasi 5.200 letti di terapia intensiva. Oggi sulla carta – dati Agenas e ministero, aggiornati al 25 febbraio – abbiamo superato i novemila, per la precisione siamo a 9.009. Ma davvero sono tutti ’operativi’? Legata a questa, c’è un’altra domanda: quante assunzioni sono state garantite, nel frattempo? Diciamo subito che un dato vero non esiste. Il sindacato medico più rappresentativo, l’Anaao, fa una stima. "Sono entrati tra 500 e mille nuovi rianimatori, ma ne servirebbero almeno 2.500", sono i conti del segretario nazionale Carlo Palermo –. Perché il rapporto dovrebbe essere di un medico ogni 4 letti. E si dimezza a due per gli infermieri specializzati, ne servivano 12mila. Ma il problema è che tutte queste figure professionali proprio non ci sono".

Quindi abbiamo dormito? "Sì, ma nel decennio precedente – denuncia Palermo –. Invece di anticipare gli eventi, li abbiamo seguiti. Noi abbiamo denunciato questa carenza già nel 2011. Si sono mossi otto anni dopo". Sui posti letto delle terapie intensive il segretario Anaao ripete da mesi le sue perplessità: "Non tutti sono pronti, si gioca sull’equivoco, su quell’aggettivo ’attivabili’. Scappatoie amministrative. A pagarle sono innanzitutto gli operatori. Non solo. Perché se lo standard prevede un medico ogni 4 posti letto e un infermiere ogni due e allarghiamo a 8 e a 4, la qualità delle cure in un’area così delicata si riduce". "Sicuramente – è la conclusione di Palermo – nelle terapie intensive c’è stato un incremento di posti letto. Ma la mia idea è che non tutti abbiano una dotazione organica adeguata. Alcuni sono sulla carta. Per dire: in Veneto e in Sicilia i numeri sono addirittura superiori a quelli indicati nel dl rilancio...".

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