Il vaccino Sputnik V non è ancora stato approvato dall'Ema (Ansa)
Il vaccino Sputnik V non è ancora stato approvato dall'Ema (Ansa)

Roma, 27 febbraio 2021 - L'emergenza vaccini anti Covid in Europa fa tornare in primo piano il dibattito sul siero russo Sputnik V. Un vaccino quello prodotto da Mosca che "sta funzionando molto bene contro le nuove varianti del coronavirus, comprese quella inglese e quella sudafricana". L'affermazione è di Denis Logunov, vicedirettore dell'Istituto Gamaleya di Mosca, che ha prodotto il siero.

Covid Italia: il bollettino del 27 febbraio

Covid: Francia valuta nuovo lockdown

Sono già 38 i Paesi nel mondo ad aver approvato l'uso dello Sputnik V. Anche se i contatti sono stati avviati da tempo, in Europa manca ancora l'autorizzazione da parte dell'Agenzia europea del farmaco (Ema), un passaggio inevitabile per renderlo acquistabile dall'Ue, su cui sono aumentate le pressioni dopo che la rivista Lancet, sulla base degli studi clinici effettuati, ha pubblicato uno studio che conferma l'efficacia di Sputnik V al al 92%. La lentezza nelle procedure europee per l'approvazione ha scatenato le proteste e la mossa dell'Ungheria, il primo paese Ue ad aver autorizzato autonomamente la somministrazione del vaccino russo. Su iniziativa austriaca, ieri c'è stata una telefonata tra il presidente Vladimir Putin e il cancelliere Sebastian Kurz in cui i due leader hanno parlato di un possibile invio a Vienna del vaccino e di un'eventuale produzione congiunta del siero.
Mosca sostiene di aver già presentato la fatidica domanda per ottenere l'ok, mentre l'Europa dice che non è vero e, attraverso le parole della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, ha criticato le autorità russe.

Il vaccino più vicino al traguardo dell'approvazione è quello della Johnson & Jonhson, mentre per Sputnik "abbiamo bisogno di fare quello che facciamo con tutti i vaccini, ovvero che l'azienda ci sottoponga tutti i dati, che poi noi valuteremo; ovviamente poiché il sito di produzione è extra-europeo dovremo verificare che il vaccino venga prodotto secondo gli standard europei. A quel punto potremo essere in grado di concludere in aprile o maggio" ha detto a Rai Radio1 Marco Cavaleri, responsabile terapie e vaccini dell'Ema.

Le regole dell'Unione sono molto chiare: per la somministrazione a livello dei 27, è vincolante l'approvazione da parte dell'Ema che ne certifichi efficacia e sicurezza. Per i vaccini che non rientrano nei contratti Ue e che non hanno ottenuto l'ok dell'Agenzia, l'eventuale somministrazione resta una scelta in capo agli Stati membri. Sono le agenzie nazionali per i farmaci a decidere chi autorizzare ma a condizione che venga somministrato solo sul proprio territorio. Questo perché con un'autorizzazione di emergenza da parte di uno Stato membro, la responsabilità del vaccino (con conseguenti eventuali risarcimenti) è in capo allo Stato; con l'ok dell'Ema è in capo all'azienda.

In Italia a parlare di lentezza nei processi europei di autorizzazione dei nuovi vaccini è Alessio D'Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio: "Nessuno chiede che non vi siano le giuste ed opportune verifiche degli standard qualitativi, ma si sta chiedendo di accelerarle e soprattutto di evitare le pastoie burocratiche. Nella situazione attuale sarebbe utile che Aifa prendesse in esame la possibilità di autorizzare in emergenza il vaccino Sputnik V così come ogni altro vaccino che si sta già utilizzando in larga parte del mondo".