13 gen 2022

Sorveglianza Covid, l'Iss: "Deve includere tutti i positivi, anche asintomatici"

Le Faq dell'Istituto superiore di Sanità dopo la richiesta di modificare il bollettino quotidiano

Punto tamponi Rho Bollate - per redazione Milano metropoli - foto Spf/Ansa
Un punto tamponi Covid a Milano (Ansa)

Roma, 13 gennaio 2022 - La sorveglianza "deve contenere tutti i positivi" e non solo i casi sintomatici. È quanto scrive l'Istituto superiore di Sanità (Iss) nelle Faq dopo la richiesta giunta dalle Regioni per una modifica del bollettino quotidiano del Covid. L'Iss chiarisce infatti che "la maggior parte delle infezioni, in particolare nei vaccinati, decorre in maniera asintomatica o con sintomi molto sfumati. Non sorvegliare questi casi, limiterebbe la capacità di identificare le varianti, le loro caratteristiche e non potremmo conoscere lo stato clinico che consegue all'infezione nelle diverse popolazioni". Inoltre, "non renderebbe possibile monitorare l'andamento della circolazione del virus nel tempo".

Le Faq dell'Iss sintetizzano dunque "le principali risposte relative alle definizioni di caso ai fini della sorveglianza epidemiologica e alle modalità per definire le misure di auto-sorveglianza, quarantena e isolamento". 

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Perché la definizione di caso di sorveglianza deve contenere i positivi e non solo i casi con sintomatologia più indicativa di Covid-19 (sintomi respiratori, febbre elevata, alterazione gusto e olfatto etc.)?

L’infezione da SARS-CoV-2 dà una sintomatologia variegata e in evoluzione anche per la comparsa di nuove varianti virali che interagiscono in modo spesso diverso con il nostro organismo. Questo rende molto difficile riconoscere clinicamente un’infezione sintomatica da SARS-CoV-2 in assenza di una conferma di laboratorio.

L'esperienza ha dimostrato, inoltre, che la maggior parte delle infezioni, in particolare nei soggetti vaccinati, decorre in maniera asintomatica o con sintomatologia molto sfumata. Non sorvegliare questi casi, limiterebbe la nostra capacità di identificare le varianti emergenti, le loro caratteristiche e non potremmo conoscere lo stato clinico che consegue all’infezione nelle diverse popolazioni (es. per età, stato vaccinale, comorbidità). Inoltre, non renderebbe possibile monitorare l’andamento della circolazione del virus nel tempo e, di conseguenza, i rischi di un impatto peggiorativo sulla capacità di mantenere adeguati livelli di assistenza sanitaria anche per patologie diverse da COVID-19.

È vero che a livello europeo l’ECDC ha cambiato recente la definizione di caso utilizzata per la sorveglianza delle infezioni da SARS-CoV-2 e/o dei casi di malattia COVID-19?

No. La definizione di caso utilizzata per la sorveglianza è la stessa dal dicembre 2020 ed è disponibile on-line sul sito del Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie - ECDC. In un’ottica di ritorno alla normalità dopo la fine dell’emergenza pandemica, l’ECDC ha suggerito in un documento del 18  ottobre   2021 una futura transizione a un sistema di sorveglianza sindromico, simile a quello che si usa attualmente per l’influenza.

Ma la definizione di caso utilizzata nella sorveglianza epidemiologica definisce le misure di auto-sorveglianza e quarantena?

No. La definizione di caso utilizzata per la sorveglianza epidemiologica nazionale non comprende i contatti dei casi confermati e la stessa sorveglianza non ne monitora l’andamento nel tempo. Pertanto, la definizione di caso usata in sorveglianza non riveste alcun ruolo nel definire le misure di auto-sorveglianza e quarantena. A riprova di questo, l’ECDC il 7 gennaio 2022 ha aggiornato le proprie indicazioni relative a quarantena e isolamento, senza modificare la definizione di caso usata per la sorveglianza epidemiologica.

La definizione di caso utilizzata nella sorveglianza epidemiologica definisce le misure di isolamento?

No. Sebbene esse abbiano in comune una esigenza di conferma diagnostica che si avvale di test antigenici e molecolari, un caso positivo secondo la definizione della sorveglianza viene valutato in base ad una serie di criteri, riportati nella circolare del Ministero della Salute del 30 dicembre 2021, per definire le diverse modalità di isolamento.
 

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