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13 gen 2022

Zona arancione, Lombardia: riconteggiare i ricoveri. Come può cambiare il bollettino Covid

Richiesta al ministero, le altre Regioni alla finestra. E il Cts apre alla revisione dell'aggiornamento quotidiano. Ma Pregliasco: "Superare il picco prima di cambiare"

13 gen 2022

Roma 13, gennaio 2022 -  A meno di 24 ore dalla cabina di regia che sancirà i nuovi colori delle regioni, certificando con ogni probabilità il ritorno della zona arancione in Italia,  spunta l'ipotesi di cambiare le regole di ingaggio. Ad aprire il varco la Lombardia che ieri ha ufficialmente proposto al ministero della Salute di non conteggiare come ricoveri dovuti al Covid quelli dei pazienti ospedalizzati per altre patologie e poi risultati positivi. Il messaggio è chiaro: non tutti i ricoverati col Covid sono in ospedale per il virus. La Regione al momento presenta il maggior numero di ricoverati col Sars CoV-2  in terapia intensiva (253) e nei reparti ordinari (3.317), con percentuali a un soffio dall'arancione (17% nelle rianimazioni e sopra soglia in area medica con il 32%). Calabria, Sicilia e Piemonte potrebbero lasciare la zona gialla da lunedì17 gennaio, restassero invariate le regole. E almeno altre quattro regioni sono vicine allo sforamento dei parametri. Resta da capire se la fuga in avanti della Lombardia verrà condivisa dagli altri governatori e finirà nero su bianco nella lettera da inviare a ministero e Iss con le istanze di alleggerimento delle misure.

La Direzione Generale Welfare lombarda, nell'avanzare la domanda sul riconteggio, ha scritto che servirà per "dare una rappresentazione più realistica e oggettiva della pressione sugli ospedali causata dal Covid". Da venerdì la Regione darà ancora il numero totale dei ricoverati positivi ma "sarà in grado di distinguere all'interno dei 'ricoveri Covid positivì, quali ricoveri afferiscono direttamente a una patologia 'Covid-dipendente' (polmoniti e gravi insufficienze respiratorie)".

La Lombardia non intende forzare la mano e per ora "non avendo ancora ricevuto nuove indicazioni in tal senso dal Ministero come da nostra richiesta, il flusso trasferito sarà ancora 'unico', privo quindi della distinzione sopra specificata". Manco a dirlo, dovesse essere accolta la richiesta ed estesa alle altre regioni tutti i numeri su cui finora ci si è basati per il cambio colore andrebbero rivisti. E il ritorno della zona arancione, che prevede severe restrizioni per i non vaccinati, potrebbe slittare ulteriormente. 

Bollettino Covid

Nel frattempo, si fa largo l'ipotesi di una rivoluzione del bollettino giornaliero che informa sull'andamento dell'epidemia in Italia. Il sottosegratorio alla Salute Andrea Costa ne ha invocato ieri la revisione, sostenendo che i numeri giorno per giorno "stanno alimentando un clima di paura ingiustificato". L'idea sarebbe quello di diffonderne uno a cadenza "settimanale" dove spiegare "con chiarezza quanti sono i positivi vaccinati, quanti i non vaccinati e quante dose hanno ricevuto". Spostando magari l'attenzione più sui dati delle ospedalizzazioni rispetto a quelli dei contagi. Sono tutte soluzioni che il Cts sta valutando, aperto all'eventualità di apportare modifiche. Donato Greco, membro del Cts, già due giorni fa definiva "un'ottima idea" quella di pubblicare l'aggiornamento ogni sette giorni. 

"Sarei favorevole ad una comunicazione settimanale o più istituzionale o forse anche più diluita", diceva ieri il presidente dell'Aifa, Giorgio Palù, a Porta a Porta su Rai 1. E si mostrava possibilista sulla richiesta della Lombardia circa il riconteggio dei ricoveri: "Può diventare un artifizio numerico. È ora di cominciare a palare della differenza tra infezione e malattia, perché ci sono vari gradi di malattia. Essere positivi non vuol dire essere malati e dare questa distinzione è importante".

Non tutti gli esperti concordano però sulla revisione del bollettino.  "In questa fase ancora espansiva dell'epidemia, eliminare l'aggiornamento quotidiano sarebbe un segnale di liberi tutti mentre la comunicazione quotidiana ha l'effetto di ricordare la situazione in cui siamo", ha dichiarato ieri il virologo Fabrizio Pregliasco che sarebbe favorevole a modifiche "una volta superato il picco". 

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