La Dad fa male ai ragazzi. La sintesi estrema è questa, e le fonti del giudizio concordano sulla sottovalutazione del problema, mal gestito effetto collaterale della pandemia in corso. Il rischio di una "generazione perduta" paventato dall’Unicef trova ogni giorno conferma. Così il ministero dell’Istruzione prova a monitorare il tema arruolando il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi. "Il lavoro non è concluso", anticipa il presidente dell’Ordine, David Lazzari, ma le prime risultanze danno ulteriori argomenti a chi...

La Dad fa male ai ragazzi. La sintesi estrema è questa, e le fonti del giudizio concordano sulla sottovalutazione del problema, mal gestito effetto collaterale della pandemia in corso. Il rischio di una "generazione perduta" paventato dall’Unicef trova ogni giorno conferma. Così il ministero dell’Istruzione prova a monitorare il tema arruolando il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi. "Il lavoro non è concluso", anticipa il presidente dell’Ordine, David Lazzari, ma le prime risultanze danno ulteriori argomenti a chi tra docenti, studenti e famiglie mette in guardia sull’abuso di didattica a distanza per orizzonti temporali lunghi e senza formazione. "La lontananza dalla scuola, e da tutto quello che significa, determina diffuso disagio psicologico tra i ragazzi", osserva Lazzari riassumendo le risultanze statistiche sinora emerse dai principali gruppi di ricerca italiani. In dettaglio: "Sei adolescenti su 10 si sentono stressati; 1 su 3 vorrebbe supporto psicologico; 4 su 10 dichiarano ripercussioni negative sulla capacità di studiare; 3 su 10 dicono di sentirsi apatici e stanchi; 2 su 10 sono preoccupati e irritabili, con alto rischio di abbandono degli studi". Emerge indiscutibilmente, secondo il presidente dell’Ordine, come "la scuola non sia solo un luogo di trasmissione di contenuti, ma un grande spazio psicologico, di relazioni, formazione e crescita del futuro adulto. La Dad solo in minima parte può svolgere queste funzioni".

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"Non avere contatti fisici, reali, coi propri pari impoverisce la ’dieta’ del nostro cervello emotivo – scrive Marcella Mauro del Centro di neuropsicologia di Humanitas medical care –. Negli adolescenti e nei preadolescenti, che vivono un’età in cui l’inclusione e l’accettazione nel gruppo di pari è meta essenziale da raggiungere, la chiusura forzata può aggravare quel senso di solitudine piuttosto frequente in fase dello sviluppo". Non bastassero le ore di Dad, aumenta così "la propensione all’isolamento" nel pianeta digitale. Una dinamica evolutiva insana, specie in assenza di esercizio fisico. Il conto finale potrebbe rivelarsi pesantissimo.

"Il disagio psicologico vissuto tra i 4 e i 12 anni aumenta del 140% la possibilità di avere disturbi psicologici nelle età successive, e quello vissuto tra i 13 e i 19 anni del 90%", denuncia Lazzari. Insomma, rischi multipli si stanno compattando. Per questo, secondo l’Ordine degli psicologi, "è auspicabile che il protocollo con il Ministero per l’inserimento degli psicologi a scuola venga pienamente attuato" per affrontare dinamiche così insidiose "con maggiori competenze e minori danni".

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