A poco più di una settimana dal trionfante annuncio del successo dell’operazione prefetti, l’ottimismo del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina è stato spazzato via dalle ordinanze. La scuola non ha riaperto per tutti il 7 gennaio come previsto e ora, in 14 Regioni, anche la data dell’11 – frutto del compromesso raggiunto tra Cinque stelle e il fronte rigorista capeggiato dal capodelegazione del Pd, Dario Franceschini, che spingeva per rinviare il ritorno sui banchi per le superiori al 15 gennaio – è slittata ancora. Calabria, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche hanno stabilito il rientro in classe degli studenti delle superiori per il primo febbraio. Emilia-Romagna e Lombardia hanno scelto la didattica a distanza...

A poco più di una settimana dal trionfante annuncio del successo dell’operazione prefetti, l’ottimismo del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina è stato spazzato via dalle ordinanze. La scuola non ha riaperto per tutti il 7 gennaio come previsto e ora, in 14 Regioni, anche la data dell’11 – frutto del compromesso raggiunto tra Cinque stelle e il fronte rigorista capeggiato dal capodelegazione del Pd, Dario Franceschini, che spingeva per rinviare il ritorno sui banchi per le superiori al 15 gennaio – è slittata ancora.

Calabria, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche hanno stabilito il rientro in classe degli studenti delle superiori per il primo febbraio. Emilia-Romagna e Lombardia hanno scelto la didattica a distanza fino al 24 gennaio, l’Umbria sino al 23, Lazio Molise e Piemonte fino al 17. Decisioni che mandano in fumo il patto sancito nel Consiglio dei ministri di lunedì scorso con una presa di posizione che, per Azzolina, costituisce un vero e proprio "tradimento" da parte del Pd. "La ministra Azzolina si è sentita tradita dal Pd: prima Franceschini, poi Zingaretti, adesso inaspettatamente Bonaccini che ha rinviato al 25. La realtà è che i governatori del Partito democratico hanno fatto branco e squadra per non riaprire" ha affermato la senatrice del M5s, Bianca Laura Granato.

Il piano nazionale, che prevedeva misure diversificate in base alle esigenze locali in vista di una data unica per il rientro in presenza degli studenti, è ufficialmente fallito e la scuola, da elemento prioritario della ripresa, è tornata in piccionaia.

Mentre il Paese si spacca tra il fronte ‘No-Dad’ e i sostenitori della prudenza, scettici sul tanto sbandierato basso impatto della scuola nell’incremento dei contagi, ogni Regione decide per sé in un caos di ordinanze che lascia studenti, famiglie e insegnanti nell’incertezza. Dopo che già nei giorni scorsi diverse Regioni avevano deciso di lasciare in didattica a distanza i propri alunni, ieri anche Emilia Romagna, Lazio, Umbria e Sicilia hanno optato per un rinvio.

"Abbiamo fatto tutto quello che serviva per riaprire le scuole superiori in presenza lavorando insieme a Prefetture e Ufficio scolastico regionale, agli enti locali, alle aziende di trasporto pubblico locale, e alle organizzazioni sindacali. Con orari d’ingresso differenziati lì dove serviva e trasporti potenziati. Ma il quadro generale purtroppo è cambiato e potrebbe peggiorare" ha spiegato l’assessore regionale alla Scuola dell’Emilia Romagna, Paola Salomoni. Attualmente la Giunta regionale ha rinviato al prossimi 25 gennaio il ritorno alle lezioni in presenza al 50% nelle scuole superiori dell’Emilia-Romagna. Fino al 24 gennaio, quindi, rimarranno aperte materne, elementari e medie, mentre alle superiori le lezioni proseguono al 100% con la didattica a distanza. Nel Lazio, il presidente della Regione Nicola Zingaretti, "visto l’incremento della curva dei contagi da coronavirus", ha posticipato al 18 gennaio l’apertura in presenza delle scuole superiori ma solo se le indicazioni nazionali in merito alla riapertura in presenza lo consentiranno. E in merito alla polemica sollevata da Azzolina risponde: "la politica e i partiti non c’entrano nulla. Quello che conta è la vita e la sicurezza delle persone".

Nel frattempo, però, contro la Dad (Didattica a distanza) a Milano sono scesi in piazza per un presidio centinaia di studenti ed insegnanti: chiedono il ritorno in aula, senza più scuse, rimarcando le fragilità del sistema di video lezioni. Il tempo passa inesorabile e, per recuperare le ore perdute arriva ai piani alti dell’Istruzione la proposta di spostare in avanti gli esami e prolungare le lezioni almeno fino a luglio.