Roma, 10 marzo 2021 - Ti conosco, mascherina. O forse no. Sono sempre di più le inchieste o gli accertamenti sui dispositivi di protezione facciale che non sarebbero a norma o sarebbero addirittura dannosi. Sotto la lente sono finite soprattutto le mascherine Ffp2, quelle in grado di filtrare fino al 95% delle particelle. Il caso di U-mask e le ombre su diversi modelli (CE 2163, CE 1282, CE 2037 o CE 0865)  e importatori hanno sollevato parecchi dubbi. Ecco come cercare di capire se la propria mascherina è in regola oppure no.

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Primo controllo: marchio CE

Se avete appena acquistato una scatola di mascherine Ffp2, ma avete dei dubbi, potete sempre controllare su Nando la banca dati degli organismi notificati della Ue. Una volta arrivati sul sito, vi basterà inserire i numeri del marchio CE nella prima casella (Keyword On Notified body number). Cliccate su 'Search' e attendete il risultato. A questo punto vi apparirà l'ente che in teoria ha rilasciato il marchio di conformità e che tipo di certificazioni può rilasciare. Andate avanti e controllate sempre che sia abilitato per valutare 'Equipment providing respiratory system protection' ovvero 'Strumenti per la protezione della respirazione'. A questo indirizzo trovate tutti i laboratori autorizzati dalla Ue per l'analisi dei dispositivi di protezione facciale. Se il codice non dà alcun risultato, è fortemente sconsigliato utilizzare il dispositivo di protezione. Ma non sempre, come vedremo in seguito, il via libera di un ente riconosciuto dalla Ue significa che sul prodotto non ci siano dubbi.

Mascherina senza codice CE

Alcuni prodotti sono stati importati dalla Cina o altri Paesi e non hanno il marchio di conformità europeo. Questo non significa che non siano buoni prodotti. Bisogna controllare. Molti modelli, infatti, sono stati validati in deroga dall'Inail sulla base della documentazione trasmessa dal produttore, dall'importatore o da entrambi. Una possibilità prevista dal decreto legge 18 del 2020, il cosiddetto Cura Italia. Terminato il periodo di emergenza, in teoria dovrebbe essere ripristinato il percorso ordinario e i dispositivi di protezione individuale - per continuare a essere prodotti, importati o commercializzati - dovranno ottenere la marcatura CE, seguendo la procedura standard. Sul sito dell'Inail alla voce 'Elenco dei dispositivi autorizzati' è possibile spulciare tra i vari pdf (operazione non molto agevole a essere del tutto onesti) per controllare se la propria mascherina sia stata validata in deroga. Se il dispositivo non compare, è fortemente sconsigliato continuare a usarlo. Il problema. ovviamente, è che sulla conformità di questi prodotti non è stato eseguito un test da terze parti. Dovrete fidarvi del produttore o dell'importatore e controllare i loro siti: c'è la possibilità che abbiano condotto analisi in proprio per rassicurare i potenziali clienti.

Mascherine CE 2163

L'Antifrode Ue sta indagando sui dispositivi che riportano questo codice. L'ente certificatore che ha dato il via libera è il turco Universal Uygunluk Degerlendirme Hizmetleri di Istanbul. Se si utilizza Nando, tutto risulta regolare. Il problema è che test indipendenti avrebbero messo in dubbio la capacità di filtrare di questi prodotti. Ben al di sotto delle soglie che dovrebbero essere garantite per le Ffp2. L'ente turco nei giorni scorsi ha ribadito che “l'intero processo di certificazione è gestito in conformità con il sistema di marcatura Ce stabilito nell'ambito della Ue”. Il problema è che chi produce o vende mascherine nella Ue deve rivolgersi a un laboratorio autorizzato per ottenere la certificazione. Non esiste un controllo centralizzato.

Mascherine CE 1282

I dispositivi che riportano questo codice non sono assolutamente da usare. Il marchio CE 1282 appartiene all'Ente Certificazione Macchine Srl. un laboratorio nel Bolognese che non è abilitato a valutare i dispositivi di protezione facciale. Interrogando Nando, infatti, si scopre che l'Ecm (a differenza della Universal) non ha tra le sue competenze riconosciute quella per 'Equipment providing respiratory system protection'. Il marchio CE 1282 è stato utilizzato in modo improprio da diversi produttori cinesi per immettere sul mercato europeo prodotti non a norma. L'azienda ha segnalato le violazioni alle autorità competenti. Il problema nasce dal fatto che la Ecm ha rilasciato un 'Certificate of compliance' (da non confondere con il marchio CE) su alcune mascherine prodotte in Cina e in teoria destinate al solo mercato cinese. Accredia, l'ente italiano di accreditamento, ha in ogni caso sanzionato Ecm, bloccando la possibilità di ampliare il campo delle certificazioni per sei mesi e imponendo sull'azienda una sorveglianza intensificata, che prevede anche verifiche senza preavviso. 

Mascherine CE 2037

Anche queste mascherine non sono da utilizzare. L'ente certificatore che corrisponde al numero 2037 è Celab, che secondo Nando è specializzato nel valutare l'affidabilità di apparecchi elettrici o elettromagnetici. Come per Ecm, probabilmente a generare confusione è stato il rilascio di certificati di 'compliance' che nulla hanno a che vedere con il marcio CE. “Questi certificati servono in fase contrattuale col vostro fornitore per sapere che alcuni elementi necessari per la marcatura CE (quelli indicati sul certificato) sono stati visionati da Celab - spiega il sito dell'azienda - e trovati conformi”. In ogni caso, se trovate mascherine con il marchio CE 2037 o con la scritta Celab, potete tranquillamente gettarle nella spazzatura. Anche Celab è stata sanzionata da Accredia, con le stesse modalità adottate per Ecm.

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Mascherine CE 0865

Non sono da usare. L'ente certificatore corrisponde all'Iset, specializzato in dispositivo di protezione individuale, ma non nella valutazione di mascherine Ffp2. Sul sito, l'azienda ha anche messo un avviso che specifica come qualsiasi certificato rilasciato a proprio nome su questo tipo di prodotti sia da ritenersi un falso.