Roma, 15 febbraio 2021 - C'è rabbia tra gli operatori del settore e le Regioni per la scelta del governo di prorogare la chiusura degli impianti sciistici fino al 5 marzo, soprattutto per l'allarme varianti Covid. Il provvedimento, firmato dal ministro della Salute Roberto Speranza, è arrivato in extremis e dopo le parole del consigliere Walter Ricciardi, che ieri ha infiammato gli animi di Lega e governatori annunciando la sua richiesta di un nuovo "lockdown totale"

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Il caso della Piana di Vigezzo

Lo stop però non ha fermato i gestori della stazione sciistica della Piana di Vigezzo, 1.720 metri nel Comune di Craveggia (Verbano-Cusio-Ossola) in Piemonte, che hanno deciso di aprire ugualmente gli impianti. "Venerdì la Regione ci aveva assicurato l'apertura e noi abbiamo predisposto tutto, in sicurezza, per riaprire. E così lo abbiamo fatto", dice Luca Mantovani, uno dei titolari della società 'Vigezzo & Friends' che gestisce gli impianti nella valle a ridosso del Canton Ticino. "Ieri sera c'è stato un comunicato stampa, che non mi pare abbia validità di legge, - aggiunge Mantovani - che diceva che gli impianti devono restare chiusi. E io tra la legge e il comunicato stampa ho scelto la legge''. 

''Ufficialmente nessuno ci ha detto che dovevamo stare chiusi, abbiamo avuto comunicazione attraverso i social che il ministro aveva fatto un comunicato stampa", aggiunge Mantovani. In effetti il provvedimento è diventato operativo nel momento della pubblicazione con un atto ufficiale, arrivato alle 10.46. "Alle 11 ci hanno inoltrato l'ordinanza. Anche il prefetto ci ha chiamato per avvertirci", dice ancora Mantovani. Così, attorno alle 11, la cassa della Piana di Vigezzo è stata chiusa ed è stato rimborsato il biglietto agli sciatori in attesa di salire in funivia. Sulle piste l'attività è invece proseguita perché non era possibile materialmente bloccare chi stava sciando.  Il 'pasticcio' dovrebbe preservare i gestori dell'impianto da possibili sanzioni. In effetti alla stazione di partenza della funivia sono arrivati i carabinieri che però si sono limitati solo controllare che non si formassero assembramenti.

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La rabbia delle Regioni

"Spero sia l'ultima volta, non è più tollerabile. Impararlo poche ore prima, oltre al danno c'è la beffa. È inaccettabile", torna a dire oggi il presidente dell'Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, intervenendo alla trasmissione 'Mattino 5'. "Abbiamo imparato dalle agenzie di stampa cosa sia successo: chiediamo agli esperti meno interviste e un po' più di lavoro dove si deve discutere. I cittadini non capiscono più nulla. Questo metodo è inaccettabile", continua il governatore dem confermando la rabbia. Premettendo che "noi non siamo scienziati e mettiamo al primo posto la tutela della salute, la settimana scorsa il Cts aveva dato il via libera all'apertura degli impianti per le zone gialle - spiega Bonaccini -. Abbiamo lavorato come Regioni per riaprire le piste da sci con regole ancora più stringenti e abbiamo fatto validare le nuove linee guida. Gli imprenditori hanno lavorato per far riaprire le piste, ci sono già state prenotazioni alberghiere. Va bene tutto ma impararlo poche ore prima della apertura prevista significa che oltre al danno c'è la beffa".

"Il governo è appena partito. I ministri si sono insediati poche ore fa. Occorre un po' di tempo per poter giudicare. Speriamo che questa sia un'ultima volta e che d'ora in poi ci sia un nuovo metodo. Credo che oggi i ministri Speranza e Gelmini abbiano già convocato il Comitato tecnico e scientifico per una valutazione di un metodo che dovrà essere differente nei modi e nei tempi", argomenta ancora Bonaccini. Dopo di che, conclude, "sappiamo bene che c'è un virus molto pericoloso, con le cosiddette varianti sono tornate a spaventare e a fare male: è così in tutta Europa e anche in Italia. Nessuno di noi vuole sottovalutare i rischi e i problem".

Gli fa eco il presidente della Regione Lombardia. "Trovo assurdo apprendere dalle agenzie di stampa la decisione del ministro della Salute di non riaprire gli impianti sciistici a poche ore dalla scadenza dei divieti fin qui in essere, sapendo che il Cts aveva a disposizione i dati da martedì, salvo poi riunirsi solo sabato", commenta Attilio Fontana. ''Una decisione - aggiunge - dell'ultimo secondo che dà un ulteriore colpo gravissimo a un settore che stava faticosamente riavviando la propria macchina organizzativa. Ancora una volta si dimostra che il sistema delle decisioni di 'settimana in settimana' è devastante sia per gli operatori, sia per i cittadini". 

"Fuori dai palazzi romani c'è un mondo reale, fatto di persone reali che hanno assunto dei dipendenti, che hanno fatto contratti, che hanno venduto degli skipass - protesta il governatore piemontese Alberto Cirio a Sky TG24  -. Ci sono famiglie che viste le vacanze di Carnevale hanno organizzato la propria vita, genitori che hanno preso ferie per portare i figli in montagna. C'è tutta una serie di situazioni di cui il ministro Speranza ha dimostrato di non avere né consapevolezza né rispetto". Secondo Cirio "non è una questione di contestare il merito, ma è il metodo che è sbagliato. Non si può accettare che qualcuno pensi che lo sci sia un gioco, che sia solo uno sport. E' un'azienda ed è la prima azienda turistica della nostra regione, così di come di tante altre regioni d'Italia".

Il governatore veneto Luca Zaia invece fa presente che "ora non si può più parlare soltanto di ristori". "In questo caso ci vorranno degli indennizzi. Dei riconoscimenti per il danno subito", dice in un'intervista al Corriere della Sera. "Dietro alla montagna invernale ci sono sì gli impianti di risalita, i grossi operatori. Ma c'è anche una nuvola densa di piccole attività, dalla ristorazione ai maestri di sci che non è codificata ma è imponente. Ci sono gli stagionali - osserva Zaia - il danno è colossale". 

Confindustria Alberghi: "Danni drammatici"

E di danni drammatici parla anche Confindustria Alberghi, che lancia l'allarme per settore del turismo. "A 12 ore dall'apertura attesa da mesi, si blocca nuovamente il turismo della montagna - dice la vicepresidente, Maria Carmela Colaiacovo in una nota -. I danni sono drammatici, le aziende del settore si erano preparate alla riapertura, attesa da mesi e annunciata da diverse settimane, con acquisti e l'assunzione del personale. La marcia indietro dell'ultimo minuto con il blocco degli impianti prorogato al 5 marzo, nella pratica chiude con un nulla di fatto la stagione invernale 2020/21 che non ha mai potuto iniziare".

La Regione Piemonte stanzia 5,3 milioni di ristori

Intanto la Regione Piemonte ha previsto di stanziare immediatamente 5,3 milioni di euro come ristori per gli impianti sciistici "nuovamente penalizzati da una politica di chiusura intempestiva e annunciata con nessun anticipo''. ''La Giunta - fanno sapere Cirio e l'assessore regionale allo Sport, Fabrizio Ricca - delibererà venerdì queste risorse che sappiamo non essere sufficienti, ma che sono un modo immediato per dare ossigeno a un settore che per il Piemonte è strategico. Ci aspettiamo che Roma si attivi subito per fare la sua parte". La Regione valuta anche con l'avvocatura di costituirsi parte civile, al fianco dei gestori degli impianti, per chiedere indennizzi proporzionati alla quantificazione dei danni.