9 ott 2020

Il report: mortalità minima sotto i 50 anni. "È la prova che il Covid uccide i più deboli"

Il virologo Clementi: "Chi è avanti con gli anni spesso soffre di altre patologie. Berlusconi? Ecco come lo abbiamo salvato"

massimo cuto'
Cronaca
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Coronavirus, la situazione della pandemia in Italia

Sono 407 i pazienti sotto i 50 anni di età che sono morti risultando positivi al Coronavirus da quando è scoppiata l’epidemia. Si tratta dell’1% del totale. In particolare, 89 avevano meno di 40 anni e, di questi, solo 14 non avevano diagnosticate patologie di rilievo. È quanto emerge dal report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da Sars-Cov-2 in Italia, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), aggiornato al 4 ottobre e che mostra come nei tre mesi estivi sia anche aumentata l’età media dei decessi. "Il dato – scrive l’Iss in un tweet – può essere spiegato da maggiori conoscenze sull’infezione e maggiori capacità di cura". L’età media dei pazienti deceduti e positivi a Sars-Cov-2 è 80 anni ed è più alta di oltre 25 anni rispetto a quella di coloro che hanno contratto l’infezione. Nel 91,3% delle diagnosi di ricovero erano menzionate condizioni (polmonite, insufficienza respiratoria) o sintomi (febbre, tosse) compatibili con il Covid. "Il report della Sanità conferma, numeri alla mano, quello che noi medici abbiamo osservato sull’andamento clinico del Covid da fine febbraio a oggi. Il virus uccide soprattutto la popolazione anziana: è quello l’anello debole. Il contagio si diffonde facilmente nella fascia d’età over 80". È sempre in trincea Massimo Clementi, direttore del laboratorio di virologia e microbiologia all’università Vita-Salute San Raffaele. I dati generali dell’epidemia, finalmente resi noti dal ministero, consentono di ragionare sulle cause. Proiettando una luce sul futuro. Professore, colpisce il dato degli italiani sotto i 50 anni. Appena l’1,1% dei 36mila decessi li riguarda: 407 casi alla data del 4 ottobre. Il virus sceglie le sue vittime? "Si può dire così. Al San Raffaele abbiamo preso l’abitudine di caratterizzare l’infezione, non vogliamo sapere soltanto se il paziente è positivo o negativo. Una domanda ci preme: quanto è potente la carica ...

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